Attività alberghiera e tariffa rifiuti

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione n. 8077 del 3 aprile 2018 costituisce l’occasione per affrontare un quesito di diffuso interesse.
È legittimo che il Comune applichi alle strutture alberghiere una tariffa maggiorata rispetto agli immobili destinati ad abitazione?
È possibile per gli alberghi con attività stagionale ottenere una riduzione della tariffa?
A questi due quesiti dà risposta la recente ordinanza.
Secondo la Cassazione «in tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani è legittima la delibera comunale di approvazione del regolamento e delle relative tariffe, in cui la categoria degli esercizi alberghieri venga distinta da quella delle civili abitazioni, e assoggettata a una tariffa notevolmente superiore a quella applicabile a queste ultime: la maggiore capacità produttiva di un esercizio alberghiero rispetto a una civile abitazione costituisce, infatti, un dato di comune esperienza, emergente da un esame comparato dei regolamenti comunali in materia e assunto quale criterio di classificazione e valutazione quantitativa secondo la tariffa del Dlgs 22/1997, senza che possa assumere rilievo il carattere della stagionalità dell’attività».
È chiaro, dunque, che la struttura alberghiera può pagare una tariffa maggiorata proprio per l’attitudine dell’immobile a produrre un quantitativo di rifiuti notevolmente maggiore rispetto a una normale abitazione.
Nel caso esaminato dalla Corte, un hotel pugliese con attività stagionale evidenziava anche tale profilo rispetto al quale, invece, la Cassazione nell’ordinanza apre alla possibilità della riduzione: su specifica richiesta del contribuente, l’ente impositore potrebbe procedere a speciale riduzione d’imposta rispetto alla particolare destinazione d’uso, per esempio stagionale, della struttura.

Alessandro Sorci

Avvocato Studio Integra