Fragole per tutte le stagioni

La fragola è il frutto primaverile per antonomasia. Le sue caratteristiche sensoriali la rendono molto appetibile: il colore rosso, la sua consistenza polposa, la forma di un cuore, la sua freschezza. Il suo odore dolce ne rende più intenso il gusto per effetto del fenomeno dell’integrazione sensoriale.
La fragola viene annoverata tra le primizie, tra quegli alimenti che si presuppone abbiano un tempo di comparsa limitato; il che può accrescere il desiderio al suo consumo. Nella società del benessere, però, la disponibilità dei cibi non è più legata semplicemente alla stagionalità o alla territorialità: è molto più facile avere accesso a qualsiasi cibo in qualsiasi periodo dell’anno. In generale, se la maggiore disponibilità e varietà di cibi può costituire un vantaggio per la nostra alimentazione – per un innato istinto alla varietà, utile per apportare all’organismo i nutrienti di cui ha bisogno – può anche creare una confusione su ciò che è utile in un dato momento al nostro corpo. I nostri antenati, guidati dall’istinto, hanno appreso quali alimenti fossero utili alla sopravvivenza, rifornendosi di energie con ciò che l’ambiente offriva, seguendo il ritmo delle stagioni.
Attualmente, il piacere (liking) e il bisogno (wanting) nell’alimentazione hanno subito una divaricazione: il piacere del cibo non è più adeguato ai reali fabbisogni nutrizionali. Possiamo consumare i cibi che ci piacciono praticamente in qualsiasi momento dell’anno e tendiamo a regolare i pasti più sugli stimoli esterni che su quelli interni. Oggi, raramente mangiamo per fame o per intrinseco bisogno di un certo alimento; spesso il desiderio è innescato dai segni di cibo nell’ambiente, da stimoli di diverso genere: sensoriali, sociali, culturali. Vedere belle e grandi fragole rosse esposte in gennaio, può innescare il desiderio di acquistarle, anche se l’odore e il sapore possono essere deludenti. L’atteggiamento dei consumatori guida il criterio di scelta nei consumi alimentari: dalla gratificazione immediata legata ai bisogni primari di nutrizione  si è passati, ad esempio, alla considerazione del valore nutrizionale, che tenta di soddisfare il bisogno di sicurezza – cibo sano – o di identità – sentirsi parte di un gruppo sociale.
In questo modo, si è creata un’interferenza con la nostra naturale capacità di valutare gli stimoli sensoriali per rispondere all’introito energetico in modo appropriato, perdendo l’effetto moderatore degli stimoli interni.

Mirna Moroni

Psicologa, Psicoterapeuta, Presidente dell'Associazione Scientifico-Culturale Professione Psicologo