Innocenza e fragranza

Nel posto delle fragole crescono frutti rossi e saporiti. Dolci, ma non così tanto, a regalare gusto senza troppa tentazione. Quel non so che di acidulo che si sposa con ogni piatto, dolce e salato, dona alla fragola un’allure di perennità.
Briosa, ironica, leggera, ricorda l’infanzia. Dalle favole nel bosco cosparso di fragoline che fanno capolino in sentieri nascosti dove persino Cappuccetto Rosso si smarrisce a raccoglierne un cestino da portare alla nonna, fino a Ingmar Bergman che regalerà all’infanzia adulta un suo lavoro a loro dedicato.
La fragola è sempre lei, regina del verde e della libertà. Leggenda vuole che sia un frutto della primavera: in molte favole infatti simboleggia la stagione della prima luce, e non a caso è spesso tramutata in lucenti frutti d’oro zecchino, con quella strana coroncina di piccoli petali a cingerne la sommità, guarnizione e protezione insieme. Il grande Carlo Linneo, medico ed erborista settecentesco, definisce la fragola un «bene di Dio», e rimedio incomparabile contro la gotta. Nell’antichità era indicata soprattutto contro i mali della milza e ancora in trattati cinquecenteschi troviamo questa sua applicazione. In The Grete Herball, del 1526, si legge: «Fragaria is an herbe called strabery. It groweth in woodes and grenes, and shadowy places. It is pryncypally good agaynst all evylles of the mylt».
Gli inglesi infatti da sempre ne sono grandi estimatori, tanto da aver donato alla fragola un nome diverso da tutti gli altri europei: strawberry, dall’antico anglosassone streouberrie, forse da streow (paglia), dall’uso comune di pacciamare con paglia intorno alla pianta, oppure da strae o strahen (diffondere), riferita alla capacità degli stoloni di avanzare sul terreno. Le troviamo così in ballate popolari, in racconti, in canzoni, citate anche nel Riccardo III di Shakespeare, famoso drammaturgo, il quale, ammaliato, scriveva: «La fragola, che cresce anche sotto l’ortica, rappresenta l’eccezione più bella alla regola, poiché innocenza e fragranza sono i suoi nomi. Essa è cibo da fate». Rinfrescante e dissetante, il nostro «frutto cuore», come viene chiamata, riduce la ritenzione idrica, favorendo la diuresi. È considerata una aspirina vegetale: contiene infatti acido acetilsalicilico dalle proprietà antinfiammatorie e analgesiche, oltre a regalare vitamine soprattutto la C ancor più del limone. Centrifugando una manciata di fragole fresche si ottiene un’ottima bevanda per i primi caldi e aggiungendo il succo di un limone si raddoppia la concentrazione vitaminica e il corredo antiossidante. Sono infatti straricche di antiossidanti per pochissime calorie e diventano splendide in insalate composite: fantastiche con la rucola selvaggia a cui smorzano la pungenza o con quella gentile a cui invece donano nerbo e temperamento, o nella profumata verde misticanza a cui possiamo aggiungere della rinfrescante menta. Rossa bellezza sparsa in piccoli pezzi nel risotto, con l’aggiunta di un poco di scorza grattugiata di limone, o con i freschi formaggi molli, splendida con la ricotta e una punta di zucchero. Con la carne bianca a cui regala colore e sapore, magari insieme a qualche piccola bacca di schinus. Alcune nello yogurt giornaliero per un discorso accattivante, tradizionali se servite con alcune gocce del miracoloso aceto balsamico e trasgressive se aggiungiamo un pizzico di pepe nero. Dedicato ai super golosi: col fantastico cioccolato fondente con il quale si sposano in salute antiossidante; con la panna e con il gelato, una tradizionalissima goduria per una esplosione di gusto; una cascata di fragole e rose sopra torte di pan di spagna per il compleanno cult  dei fortunati nati nei mesi di maggio, giugno e luglio. La fragola in bocca è subito identificata, trasmette salutare approccio al cibo che l’accompagna, come pure allegria, voglia di festa, rosso buonumore. Tuffiamola in una flûte di splendide bollicine, siano di un bianco secco o aromatico o di un mosso Lambrusco, re dei rossi frizzanti, o di un Prosecco à la page dove le piccole bulles si riuniranno attorno a lei in un girotondo che appaga occhi e palato all’istante. O in un calice di Rosé per una armonia di colore, perché «[…] dai calici aperti si esala l’odore di fragole rosse […]» (Giovanni Pascoli, Canti di Castelvecchio).

Marilena Badolato

Antropologa, Scrittrice, Giornalista, Critico Enogastronomico, Blogger