Le fragole, l’anemone e la rosa: lacrime e sangue da miti antichi e moderni

E de fravole ‘n profumo / solo a Nemi poi senti’ […] / Li prati a tutto spiano so’ frutte, vigne e grano / s’annamo a mette lì / Nannì Nannì

La popolarissima ‘Na gita a li Castelli (Nannì) scritta da Franco Silvestri nel 1926 ricorda che lo splendido borgo di Nemi, sul lago omonimo, è famoso per le sue fragoline di bosco, celebrate ogni anno con una sagra la prima domenica di giugno. La sagra sembra recente, ma è connessa  con la tradizione, ormai scomparsa, di inscenare a Roma il Trionfo delle fravole per la festa di Sant’Antonio da Padova, il 13 giugno. I fravolari romani erano i venditori ambulanti di fragoline che in quella ricorrenza sacra, addobbati a festa, seguivano in processione uno di loro che portava sul capo un grande cesto con l’immagine di Sant’Antonio circondata da fragoline.

Nemi riforniva di fragole di bosco la Capitale prima dell’invenzione, tutto sommato recente, delle fragole coltivate. E quale bosco migliore per Roma del suo bosco per eccellenza? Nemi infatti deve il suo nome al latino nemus, cioè bosco, perché sulle ripide rive di quel lago vulcanico si trovava il bosco sacro di Diana, celebre nell’antichità per il tremendo rituale di successione del suo rex (re-sacerdote), ucciso in duello da uno schiavo fuggitivo. Va subito precisato che nel mito di Diana Nemorense non compare alcun riferimento alle fragole, che del resto si trovano di rado nelle fonti letterarie antiche. È dal Medioevo che la fragola inizia a dispiegare un vasto simbolismo sacro e profano legato alle caratteristiche di pianta, fiori e frutti (sangue, cuore, lacrime, amore-dolore, piacere, passione, ecc.). Ci ha perciò incuriosito scoprire la fragola nel mito greco di Adone e Afrodite. Sappiamo dall’antico racconto – ripreso anche nelle Metamorfosi di Ovidio, dove Afrodite diventa Venere – che il bell’Adone, ferito a morte da un cinghiale, spirò tra le braccia della dea dell’amore e che dal suo sangue nacque l’anemone. Ma si è ora diffusa anche la versione che ha aggiunto all’anemone le fragole, che sarebbero spuntate dalle lacrime di Venere cadute a terra intrise del sangue dell’amato. Eppure la mitologia antica cita solo l’anemone (o la rosa) e quando compare un vegetale commestibile associato alla misera fine del giovane amante dalla dea, è la fredda lattuga, simbolo di impotenza, non certo la fragola con il suo corteggio di simboli.

La moderna classificazione botanica, per parte sua, distingue in specie diverse gli Anemoni e gli Adonidi goccia di sangue, riconoscendo poeticamente a questi ultimi una più vera corrispondenza col mito, di cui peraltro conosciamo anche una versione trasmessa da Bione di Smirne, poeta del I secolo a.C. Nel suo Canto in morte di Adone si parla di rose nate dal sangue del bel giovane e di anemoni spuntati dalle lacrime di Afrodite.

Questa trasmutazione del pianto della dea in fiori – gocce di sangue per i botanici – deve avere acceso la fantasia di chi, reinterpretando Bione, ha trasformato le lacrime di Venere in fragoline conservando il sangue di Adone per gli anemoni (secondo la vulgata) e facendo uscire di scena la rose. Così può essere nata, probabilmente, la moderna mitologia della fragola che tanto successo riscuote rimbalzando nella rete in tutte le lingue (potenza di Internet!).

Ci è capitato tuttavia, proprio cercando invano un qualche documentato riferimento letterario o iconografico al rapporto con Venere, di vedere fragoline ad esempio accanto alla dea Diana (come in Cranach il Vecchio). Del resto, a pensarci bene, le fragole di bosco converrebbero più alla dea di Nemi, cacciatrice e signora degli spazi selvaggi, che non alla più civile e domestica dea dell’amore che, dice Ovidio, per inseguire l’amato Adone a caccia doveva vagare «per gioghi e selve, tra rocce e cespugli spinosi, con la veste succinta oltre il ginocchio così come Diana».

In conclusione, nessun documento antico parla dell’origine mitica delle fragole dalle lacrime di Venere per Adone: ciò non toglie che sia una bella storia, una bella storia inventata che sembra verità antica. Ma cos’altro è, in fondo, un mito?

Paolo Braconi

Docente del Corso di Laurea Ecocal dell'Università degli Studi di Perugia