Il Ratto di Europa

La razza chianina non è soltanto il bovino più alto del mondo, ma molto probabilmente è il più bello per l’armonia delle forme e dei colori. Il pelame corto, liscio e compatto è bianco porcellana con le mucose nere, ma il nero ricompare anche nei peli della coda e nelle lunghe ciglia, per cui gli occhi sono di non comune espressività. Da sempre queste preziose bestie, la cui domesticazione risale alla notte dei tempi, data l’eccezionale importanza come animali da latte, carne e lavoro – tuttora sono una componente fondamentale nel vitto di gran parte del mondo – godono di grande rispetto in tutte le culture, fino ad essere considerate sacre come avviene nella religione induista.  
Anche per i Greci e i Romani però buoi, tori e vacche erano animali importanti. Spesso protagonisti di miti, come nel Minotauro e nel Ratto di Europa, tantissime volte sono raffigurati nelle opere d’arte. A questo apprezzamento generale non fa eccezione neanche la cultura cristiana, che alla specie animale in questione assegna un ruolo di primo piano. Un bove, assieme a un asino, nella grotta di Betlemme, riscalda il piccolo Gesù appena nato, di cui la pittura offre migliaia di rappresentazioni. Un toro è il simbolo dall’Evangelista Luca e anche in questo caso le raffigurazioni sono innumerevoli.  
Un ampio spazio è riservato ai bovini anche nel folklore: i giochi e i rituali in cui protagonista è un bovino sono numerosi. Si va dalla Corsa del Bove di Montefalco fino alla celeberrima corrida – di certo il gioco più popolare nella Penisola iberica, ma con una risonanza internazionale.  
Per tornare al mondo del mito, una delle rappresentazioni più note è il già ricordato Ratto di Europa. Giove s’innamora della principessa Europa e, per conquistarla, si trasforma in un bellissimo toro con il quale la ragazza comincia a giocare: l’ingenua Europa finisce con il prenderci tanta confidenza che gli monta in groppa. Il toro non aspetta altro e si getta in mare portando con sé la bellissima preda. Riprodotto in tante versioni per le sue valenze pittoriche, una delle migliori si deve al grande Tiziano che, nella fase finale della sua lunga attività artistica, la dipinse su commissione del re di Spagna, don Filippo II. Enfatizzando gli aspetti drammatici del mito, Tiziano approdò a un capolavoro di grande forza espressiva, che esce dall’atmosfera classica rinascimentale per muoversi verso un dinamismo scenografico anticipatore della sensibilità barocca. II quadro, dopo varie vicende, approdò a Boston nell’Isabella Gardner Stewart Museum, ed è generalmente considerato il più beTiziano che si trovi in America. 

Franco Ivan Nucciarelli

Direttore Scientifico Arte Italiana nel Mondo