Fermarsi significa autodistruggersi

Oggi vi parleremo di un videogioco. Ma cosa c’entra con l’anatra? Tutto. D’altronde molti avranno parlato sicuramente di ricette buonissime e modi di trattare questo pregiato ingrediente, quindi perché non parlare di un videogame?
Analizziamo Flappybirds, qualcuno di voi sicuramente lo ricorderà. Questo semplicissimo gioco consisteva nel passare attraverso dei tubolari facendo alzare o abbassare il volatile così da passare al successivo.
Niente di esaltante, la grafica del gioco era quella dei primi anni Novanta (accessibile a tutti i dispositivi anche i più vecchi) ma nella sua semplicità era giocatissimo, a tal punto da creare dipendenza in breve tempo e costringere il creatore del gioco a ritirarlo da tutti gli store, sia Android che Apple per sua scelta etica.
La semplicità del gioco è sicuramente la caratteristica che ha contribuito al suo successo, ma se andiamo a fare psicologia spicciola, il gioco alla lunga risultava davvero frustrante e con rabbia ti spingeva a ricominciare la partita.
Inoltre, c’era la possibilità di condividere il proprio punteggio su qualsiasi profilo social e questo provocava la lotta fra utenti, un pò come a scuola: «Guarda sono più bravo io!».
Insomma, interazione virtuale e agonismo: un mix perfetto per un’applicazione nata col fine di rilassarci tra un momento morto e quello successivo.
Cosa c’entra tutto questo con la pubblicità? A suo modo c’entra, primo per gli introiti economici che questo gioco nel breve periodo di vita ha generato ai vari sponsor, secondo perché è interessante (anche se non si mangia) considerare come una cosa così inerme possa in realtà distruggerci (catastrofismo mode on).
Nel Romeo e Giulietta di Shakespeare vi è una frase nel secondo atto che dice «Le gioie violente hanno violenta fine, e muoiono nel loro trionfo», questo è quello che è stato Flappybird, che prima o poi cadrà inesorabilmente nel dimenticatoio.
Spesso in pubblicità puntiamo a questo, sparare la cartuccia più grande all’inizio e campare di rendita, eppure non è mai così, è solo la capacità di ripensare al proprio brand che lo fa sopravvivere tutti i giorni.
Siate Ruzzle e non Flappybird.
Siate anatra all’arancia e non tagliata di wagiu.
Immortali.

Emanuele Rocchi

Pubblicità, Strategia, Brand Identity