Un’anatra preziosa

L’anatra, oltre che fornire un’ottima carne alla base di raffinate ricette, di cui la più celebre quasi certamente è l’Anatra all’arancia, è un uccello indubbiamente pittorico: dalla più comune anatra germano, fino alla variopinta anatra mandarina, allevata quest’ultima in Cina da tempi immemorabili per il suo piumaggio di una eleganza appariscente. Ed è il maschio, come accade per altri uccelli, non ultimi il gallo e soprattutto il pavone, a sfoggiare una livrea molto più pittoresca di quella della femmina. Il germano, con la testa e il collo ricoperti di penne lucide di vari toni di verde, separate dal resto del piumaggio da una sorta di sottile collare bianco, il becco e le zampe d’un arancio vivo, sembra fatto apposta per essere dipinto. Nella pittura orientale, in particolare cinese, l’anatra, soprattutto quella mandarina, compare con grande frequenza, ma anche come complemento d’arredo, realizzato in porcellana. Sulla scelta di questo genere di uccelli, oltre alla valenza pittorica, hanno certamente influito i valori simbolici, a cui si associa. Dato che maschio e femmina vivono e viaggiano in stretta compagnia, è un simbolo di fedeltà coniugale. Visto che emigra a grandi distanze, per poi tornare nei luoghi di provenienza, è anche una metafora della vita e del ritorno alle origini. Raffigurazione pittoriche delle anatre non compaiono solo in società raffinate e amanti degli oggetti di lusso. Diversamente da quanto si potrebbe credere, un’anatra compare in età alto medievale in un prodotto dell’arte cosiddetta barbarica. Si tratta di una placchetta d’oro, proveniente dal corredo della tomba, detta convenzionalmente di Ghisulfo, dal nome di un duca langobardo, conservata a Cividale del Friuli nel Museo Archeologico Nazionale. L’oggetto, come è prevedibile appartenendo alla tomba di un sovrano, rivela la sua natura di prodotto di classe già nell’uso del materiale, poi nella finezza della lavorazione. Delimitano la superficie piatta, su cui è riprodotta l’anatra a smalto policromo champlevé, per usare il termine tecnico, due file parallele di piccole sfere che corrono sui quattro lati a formare una cornice. Più grandi quelle esterne, più piccole quelle interne, rivelano un artista altamente specializzato, in grado di soddisfare una committenza raffinata ed esigente. Se non si tratta di un manufatto bizantino, è comunque ispirato alla cultura che Costantinopoli, la città più importante del mondo occidentale di allora, diffondeva sia fra le popolazioni germaniche, sia fra quelle musulmane. Per Arabi e Germani, i Bizantini erano nemici dichiarati, ma anche oggetto di grande ammirazione. Sempre nell’arte langobarda compaiono altre anatre in numerosi bassorilievi su pietra, dove l’assenza del colore è compensata dalla cura del modellato.

(fig. 1) Cividale del Friuli, Museo Archeologico Nazionale, Anonimo artista, Anatra policroma a smalto su oro.

Franco Ivan Nucciarelli

Direttore Scientifico Arte Italiana nel Mondo