«Fammi un Prosecco»

Il Prosecco ha origini molto più antiche di quello che si pensa, anche precedenti all’atto di dedizione stipulato tra la città di Trieste e la casata Asburgo della seconda metà del 1300, che poneva la città sotto la protezione dei nobili austriaci in cambio di beni materiali, fra i quali anche 100 casse dell’oggi famoso vino.
Non giriamoci attorno, oggi il Prosecco è nel pieno del suo boom commerciale, superando in quantità di bottiglie vendute addirittura lo Champagne dei nostri cugini d’oltralpe. Gongolare è d’obbligo: superare in vendite lo Champagne ci deve rendere orgogliosi del nostro prodotto, ma obiettivamente siamo ancora lontani dalla potenza del mercato delle bollicine francesi che, dati alla mano, è molto più vasto e ricco poiché il prezzo di vendita come sappiamo è molto differente.
Il fulcro di questo articolo però non è glorificare il Prosecco, ma capire come esso viene visto dai più e come agisce nel linguaggio comune, con i suoi contrasti e le sue certezze.
Ricordiamo sempre che nella pubblicità non esiste bello o brutto, ma opportuno: questo dobbiamo sempre tenerlo a mente quando cerchiamo di leggere più a fondo uno spot, un logo o un’immagine.
Da totale profano, per me il Prosecco è sinonimo di una situazione di festa, o meglio, un momento di libertà. Quando mi viene offerto del Prosecco è difficile che io faccia caso alla marca o al produttore, mi dico “È Prosecco? OK” oppure “Fammi un Prosecco”.
Voi penserete che sia normale, ma dal mio punto di vista questo uso del linguaggio riferito a questo prodotto e il conseguente modo di agire denota molte cose.
Intanto giustifica il dato citato prima: in quantità il Prosecco vende più, ma essendo per un profano soltanto “Prosecco”, il suo valore è di per se indifferente da una marca all’altra. Ammetto di non aver mai guardato la cantina di un Prosecco a differenza di un vino rosso, mentre conosco le più importanti marche di Champagne, citate in molti film e in tutto l’ambiente dello spettacolo.
Ora fermatevi un attimo e pensate a quante marche conoscete di Champagne e quante di Prosecco. Ecco, se sono molto più quelle dello Champagne, vuol dire che, nonostante il boom, la strada è ancora molto lunga.
Questo vale per qualsiasi prodotto: ci aiuta a capire che, nonostante le nostre vendite vadano a gonfie vele, non vivremo per sempre su quella scia, che l’identità del nostro prodotto e della nostra azienda va curata in maniera costante e chi produce Prosecco questo lo ha capito bene, proponendo le colline del Prosecco DOCG come Patrimonio dell’Umanità UNESCO, bocciato per soli due voti.
Ma è solo questione di tempo: fare oggi pensando a domani. Provate a nominare le bevande nell’immagine. 

Emanuele Rocchi

Pubblicità, Strategia, Brand Identity