Il Prosecco fermo e la Ribolla che ribolle

Prosecco è una località vicino a Trieste che produceva un buon vino bianco e imponeva il nome al vitigno da cui lo ricavava, localmente chiamato Glera. Col passare del tempo, l’utilizzo del vitigno Prosecco (alias Glera) si è diffuso dalla sua montuosa zona di origine (le colline carsiche della costa triestina) a un’area assai più vasta tra Venezia Giulia (strettamente la regione di Trieste) Friuli e soprattutto Veneto, dove ha creato il vino spumante che rapidamente ha conquistato il favore di milioni di bevitori nel mondo e che, dal nome più diffuso del vitigno, veniva chiamato Prosecco. L’espansione del mercato del Prosecco-vino spumante ha spinto a estenderne la produzione ovunque si potesse piantare con profitto quel tipo di vite. Questo perché si può tutelare o limitare il territorio di origine di un vino, ma non di un vitigno. Per circoscrivere l’area di utilizzo del nome Prosecco al solo vino, si è dunque deciso assegnargli il valore di nome di territorio, lasciando al vitigno il vecchio nome di Glera. Il nome vinicolo del piccolo borgo triestino di Prosecco è stato, insomma, artificiosamente esteso a dismisura fino ai lontani territori del Veneto, inventori della sua fortuna commerciale. Questa è la storia (e la geografia) recente del Prosecco. Ma quella antica? Si ritiene che l’abitato di Prosecco sia l’antico Pucinum, produttore di un raro vino che Livia, moglie dell’imperatore Augusto, beveva abitualmente. Lo testimonia Plinio il Vecchio, che colloca la borgata di Pucinum nel roccioso paesaggio del golfo Adriatico (il golfo di Trieste) non lontano dalle (ri)sorgenti del Timavo; tale descrizione ben si attaglia all’abitato di Prosecco, anche se qualche studioso sostiene che il sobborgo triestino di Opicina (deformazione da ad Pucinum?) sarebbe il vero erede del nome di luogo antico. Prosecco e Opicina distano solo 5 km, ma nessuno dei due pretendenti conserva resti archeologici che provino l’antichità dell’insediamento e c’è da aggiungere che i più antichi documenti che parlano di «vino di Prosecho» non è sempre detto che alludano a un vino da vitigno Glera, poiché s’inseriscono nel contesto della competizione commerciale tra Ribolla triestina e istriana. C’è chi sostiene che La Ribolla, a sua volta, si chiami così perché la fermentazione, interrotta dalla fredda Bora, la faceva ribollire una seconda volta, avviando una spumantizzazione spontanea. Eppure oggi la Ribolla normalmente non ribolle, anche se ne esistono di eccellenti spumantizzate, così come esistono Prosecco e Glera fermi. Tornando a Plinio, in realtà egli specifica che il vinum Pucinum prediletto da Livia veniva «da un colle sassoso, dove maturava per poche anfore alla brezza del mare». Sembra proprio la definizione di un terroir a ridosso del Castello di Miramare, o comunque poco lontano, diciamo tra Trieste e Monfalcone: una prelibatezza da imperatori, resa esclusiva, dunque, più dal mare e dalla natura del suolo che da quella delle viti, antenate o meno di Glera o Ribolla che fossero. 

Paolo Braconi

Docente del Corso di Laurea Ecocal dell'Università degli Studi di Perugia