C’è e si sente

NUNC EST BIBENDUM

Il sapore piccante dello zenzero arricchisce numerose bevande. Quello in polvere, dopo essersi depositato sul fondo delle colorate tazzine, insaporisce il qishir, il caffè yemenita. Innumerevoli sono le acque aromatizzate, depurative e dissetanti, le tisane e i tè. In Cina, nel IV secolo d.C. quest’ultimo veniva preparato proprio con zenzero, buccia d’arancia, percentuali minori di altri agrumi e… cipolla: quando la spezia non è il tocco più estroso. L’abbinamento con gli agrumi è ricorrente: il Ginger si differenzia dal Ginger Ale, sviluppato durante il Proibizionismo e presente nel famoso Shirley Temple, per l’estratto di arancia. C’è poi la Ginger Beer, diffusa nei paesi anglosassoni in versione alcolica e analcolica e ingrediente base del Moscow Mule. Ma i cocktail non finiscono qui: a fette, candito o grattugiato, lo zenzero dà origine ad alcune delle composizioni più stuzzicanti del panorama delle bevande arlecchine. Spesso è indicato con il termine generico di aromi naturali, a protezione dei segreti industriali – un esempio su tutti: la Schweppes.


CORTESIE PER GLI OSPITI

Nel famigerato pan di zenzero, alla base di molte ricette, lo zucchero, il miele o la melassa vengono aromatizzati con zenzero e cannella, noce moscata e chiodi di garofano. Diffuso nel mondo anglosassone, tedesco, scandinavo, francese e polacco – ma anche in Russia, Svizzera, Balcani e nella cucina ebraica – conta innumerevoli varianti, che spesso recano nel nome il pepe, piuttosto che lo zenzero. Tra i biscotti, i più famosi sono quelli con forma umana, creati alla fine del 1500 dal pasticcere di Elisabetta I per omaggiare gli ospiti ai quali s’ispiravano.


OCCHIO ALLE PAROLE

L’aurea orientaleggiante che lo avvolge si esprime anche nei termini con i quali, nel tempo, è stato identificato. Passi il Ginger, entrato nella nostra lingua grazie a una nota bevanda aromatizzata di color rosso carminio – conosciuta anche come Gingerino o Spuma rossa – ma che dire del gengiovo presente nei dolci fiorentini e nominato nell’ottava giornata del Decameron? Sempre in Toscana, ma a Livorno, attenzione a chiedere qualcosa con lo zenzero: vi verrà servito del peperoncino!


COME CONSERVARLO

Forme diverse richiedono accortezze differenti. Spremuto, lo zenzero si conserva facilmente in bottiglia; grattugiato, nell’olio o in freezer, anche in comode monoporzioni; in polvere, richiede un barattolo chiuso posto in un luogo fresco e asciutto, così che non si ossidi. La radice fresca avvolta da pellicola o carta da cucina, può essere riposta in frigorifero per qualche giorno.

Eleonora Cesaretti

Giornalista e Dottoressa in Informazione, Editoria e Giornalismo