Peter Rabbit

Un simpatico manipolo di coniglietti si aggira per la campagna inglese. Il capo indiscusso della banda è Peter Rabbit (doppiato per noi dal bravo Nicola Savino) e il suo hobby preferito è introdursi furtivamente nell’orto del suo acerrimo nemico McGregor per rubargli carote e verdure varie. L’arcigno vecchietto se lo merita dopo aver trasformato il povero babbo di Peter Rabbit in un pasticcio di coniglio.
Se non si fosse capito, McGregor odia gli animali in generale e i conigli in particolare, ma il nostro eroe giura vendetta e, quando il vecchio muore di infarto, appena in tempo per evitare il peggio, non si attarda a festeggiare. Non ha fatto però i conti con il pronipote, che ha ereditato l’orto e la villa e sfortunatamente ha lo stesso caratteraccio del prozio.
E poi c’è Bea, la dolcissima proprietaria dei conigli che scatenerà la rivalità tra l’uomo e l’animale – nel frattempo nascerà pure l’amore tra i due bipedi – ma il nostro gelosissimo protagonista ci metterà, letteralmente, lo zampino…
Il lungometraggio, molto carino, è uscito nelle sale l’anno scorso ed è dedicato a uno dei più famosi personaggi della letteratura per l’infanzia: creato da Beatrix Potter nientemeno che 120 anni fa, Peter Coniglio apparve in un racconto per bambini coi disegni originali della stessa autrice. La versione edulcorata della storia viene sacrificata per rendere la versione cinematografica adatta a tutte le età: scordatevi il polically correct (in una scena il nostro eroe minaccia di infilare una carota nel posteriore del matusa rivale) e c’è pure una strizzatina d’occhio alla commedia sentimentale.
Il film è in tecnica mista, con i protagonisti umani in carne e ossa e un ottimo lavoro di CGI (Computer-Generated Imagery) per gli animali. Ufficialmente si tratterebbe della trasposizione della serie animata televisiva del 2012, che era completamente in digitale ed evidentemente diretta a un target di minorenni – se vogliamo più fedele, in questo senso, alla versione cartacea – ma il film come detto ambisce ad ampliare il suo pubblico. Per questa ragione, la scarsa fedeltà all’originale era pressoché inevitabile ma, malgrado le polemiche (e ce ne sono state), si deve comunque riconoscere che il cinema non è nuovo a questi tradimenti a fin di bene. Che male c’è? In barba ai puristi, ne esce uno spettacolo davvero divertente, con una regia dinamica ricca di scene d’azione mozzafiato e un buon approfondimento psicologico dei personaggi, tale da permettere il totale coinvolgimento degli spettatori di ogni età.