Trovare l’anomalia

«Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi: carne vegana stampata in 3D servita su piatti riciclati da cialde di caffè brasiliano, amatriciana in polvere servita su stazioni spaziali, estrattori di proprietà benefiche e beveroni di vitamine capaci di farti correre per ore». Amo questo genere di temi: parlare del domani, di quello che sarà fra dieci anni, offre sicuramente spunti interessanti. Basterà aprire il web e potremo leggere liste su liste di cose che ritroveremo domani nel nostro quotidiano. 
Andiamo veloci, questo è certo, e soprattutto il cambiamento avviene in modo esponenziale, ma ci sono cose che vanno anche in controtendenza. 
Lo slow food ormai è diventato una certezza: ne riconosciamo la necessità, abbiamo bisogno di ritagliarci spazi di totale lentezza e di cibo sano per compensare la vita frenetica che il mondo ci impone. 
Negli anni Ottanta e Novanta abbiamo avuto l’esplosione dei fast food. Sembrava ormai un impero senza fine, ma pur conservando la loro velocità, anche loro si sono dovuti piegare al mondo che avanza, inserendo nei loro menu piatti e ingredienti che ci dessero la sensazione di sano e realizzato sul momento. Ogni volta che qualcuno mi pone una domanda del genere, cioè come sarà il qualcuno nel futuro, penso sempre alla storia di Nokia. 
«Forbes», nel 2007, uscì con un articolo dove analizzava lo strapotere di Nokia nella telefonia mobile (famosa la sua copertina), e si chiedeva se fosse mai possibile abbattere un tale colosso. 
A pochi mesi dalla domanda, uscì la risposta fisica: liPhone, e l’inizio di una storia che continua ancora oggi nel 2019. 
Questo ci fa pensare quanto sia imprevedibile e alle volte futile questa domanda, ma allo stesso tempo indispensabile, perché ci aiuta a tracciare una linea per capire dove siamo arrivati. 
L’unica postura possibile per sopravvivere al futuro è non pensare mai che la nostra invenzione – o, come in questo caso, il nostro modo di fare ristorazione – sia immortale o smettere di rinnovarci. L’Impero romano, come il tofu, ci dimostra che nulla è immortale: è una lezione che dovremmo sempre tenere a mente. 
Sulle tendenze possiamo sicuramente attuare modelli e previsioni, ma ci sarà sempre qualcuno che penserà qualcosa di incredibile perfettamente in linea con il contesto in cui si trova, la cosiddetta anomalia. 
Ovviamente nessuno ci chiede di inventare il rivoluzionario metodo di fare ristorazione che monopolizzerà il settore per i prossimi venti anni, ma nel nostro piccolo possiamo ripensare a quello che facciamo e tentare di migliorarlo il più possibile attraverso i feedback che riceviamo dal mercato e dalla nostra clientela, la quale non è altro che il calderone di informazioni confusionarie con cui il nostro prodotto viene percepito. 
Dobbiamo stare sempre attenti a tutto, dal macro al micro: questo è l’unico suggerimento che mi sento di dare ai lettori, perché forse (con molte virgolette!) è l’unico modo di fare, capace di generare il domani. Capisco la delusione, vi aspettavate i Dieci metodi innovativi di fare ristorazione e invece no. Per il futuro solo una cosa è sicura, continueremo a mangiare pizza. 

Emanuele Rocchi

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