Colore, freschezza e peculiarità

CONTRO LE CONVINZIONI COMUNI 

Il rosato va servito in modo che possa esprimere al meglio i suoi aromi e sprigionare sensazioni che, in bocca, siano rotonde e morbide: per questo la temperatura deve attestarsi attorno ai 10-12° C. E, nel caso voleste sperimentare note leggermente più corpose rispetto a quelle floreali e fruttate più usuali, vi consigliamo di lasciarlo invecchiare un po’, in barba alla convinzione che debba essere consumato entro l’anno di produzione. Sperimenterete così sentori di spezie e zenzero, chiodi di garofano e cannella.  


COLORE, SPIA DI QUALITÀ 

Per Émile Peynaud la qualità del rosato, al 50%, la fa il colore; il quale dipende a sua volta da luce e ossigeno. Meno calorico del rosso, era considerato il vino dei nobili perché prodotto della prima spremitura. Non sorprende che la degustazione si allontani dal sentiero battuto dai rossi e dai bianchi: tutti parametri sono sovvertiti, l’esame olfattivo complica le cose; conducono delicatezza e nobiltà.  


LARGO ALLE SPERIMENTAZIONI 

Grazie al suo gusto unico, il rosato trova felici abbinamenti con le preparazioni più disparate: dai salumi e dai latticini non stagionati al sushi, dai primi – soprattutto al sugo – ai piatti freddi estivi come vitello tonnato e insalate di pollo, dalle zuppe alla frittura di pesce, dalla carne – specie col tartufo – alla pizza, dai funghi ai cibi piccanti e speziati. A questa già nutrita schiera si aggiungono la sangria e le preparazioni in cui il rosato entra a donare sapore, come nella marinatura per il salmone e nel risotto, di cui esalta – laddove presente – la sapidità della carne. Largo poi alle peculiarità regionali: il Salice Salentino, che sta alla Puglia come il Prosecco sta al Veneto, non si può accompagnare a niente di meglio di una parmigiana di melanzane; un Bardolino Chiaretto, dal canto suo, è perfetto con i pesci di lago un po’ grassi, mentre un Cerasuolo massimo splendore trova a fianco dei piatti di pesce, specie se conditi con pomodorini e capperi.   


IL VINO DELLE STAR 

Nato probabilmente in Francia, dove è ancora il vino del Natale, il rosato è ora apprezzato in tutto il mondo. Persino il cantante Jon Bon Jovi ne è uno dei più convinti sostenitori: il suo Diving into Hampton Water è stato inserito all’ottantatreesimo posto della lista dei cento migliori vini del 2018 stilata dal Wine Spectator. Una start-up americana, la Bev, sta pensando di commercializzarlo in lattina, destinandolo a un pubblico espressamente femminile; una trovata che si modella perfettamente – ahimé – sull’ormai trito stereotipo che il rosato sia un vino per sole donne. 

Eleonora Cesaretti

Giornalista, Dottoressa in Lettere Moderne e in Informazione, Editoria e Giornalismo