La neofobia alimentare nei bambini

Si ipotizza che la neofobia alimentare, cioè l’avversione per i cibi nuovi, sia una strategia ereditaria per la sopravvivenza e svolga una funzione protettiva. Infatti, in base al paradosso dell’onnivoro, avendo accesso a un’ampia gamma di alimenti, si è più esposti al rischio di ingerire cibi nocivi.
Il grado di neofobia di una persona è determinato geneticamente. Durante l’ultima fase della gravidanza, le esperienze alimentari sono condivise dal feto e con l’allattamento vengono trasmessi al bambino i sapori della dieta materna, condizionando le sue preferenze alimentari. Nel primo sviluppo del bambino, i genitori sono gli intermediari tra i figli e il cibo, fornendo un contesto alimentare sicuro.
Con lo sviluppo dell’autonomia del bambino la risposta neofobica si attiva. Sebbene la neofobia alimentare sia molto diffusa, molti genitori hanno difficoltà ad accettarla e le strategie utilizzate, a volte possono essere controproducenti. Ad esempio, spesso si usa la strategia premiale: dare del cibo come ricompensa per un buon comportamento («Se finisci i compiti, ti compro il gelato»), condurrà a una maggiore probabilità di considerare buono e gustoso quel particolare cibo. Per contro, offrire una ricompensa per mangiare del cibo («Se mangi i fagioli poi puoi vedere la TV»), lo renderà meno preferenziale. Anche l’offerta del cibo preferito come ricompensa per aver mangiato un cibo non gradito («Se finisci i fagioli, ti compro il gelato») alimenta la classificazione dei due alimenti in cattivi (fagioli) e buoni (gelato). Sebbene questa pratica possa funzionare nel breve termine, nel lungo periodo si possono avere effetti negativi sulla qualità dell’alimentazione, riducendo la selezione di cibi nutrienti.
Le esperienze e l’apprendimento possono ridurre la risposta neofobica infantile. Ripetute occasioni di consumo di nuovi cibi in associazione alla sicurezza che quel cibo non provochi danni, riduce la risposta neofobica per l’effetto esposizione. I comportamenti alimentari delle madri, gli atteggiamenti familiari verso il cibo e le pratiche di svezzamento dei neonati influiscono sullo sviluppo del pattern alimentare dei figli. Le interazioni genitore-figlio nei momenti del pasto o in relazione all’alimentazione rivestono un importante ruolo nel modulare la selezione dei cibi.
Con l’adolescenza e l’età adulta la tendenza neofobica tende spontaneamente a decrescere, anche se in alcune persone può rimanere più marcata.

Mirna Moroni

Psicologa, Psicoterapeuta, Presidente dell'Associazione Scientifico-Culturale Professione Psicologo