Bici Davvero! Velocipedi, figurine e altre storie

Fare l’ Italia pedalando: la nazionalizzazione del Paese, della sua società come della sua geografia, si può realizzare anche su due ruote. Era questo il pensiero dei pionieri della bicicletta fondatori del Touring Club Italiano che quest’anno compie 125 anni. Tra loro c’era Luigi Vittorio Bertarelli, esploratore, scrittore, speleologo, geologo e primo presidente del TCI che dichiarò, in uno scritto del 1897: «Ero rimasto alpinista e camminatore; ma dal giorno in cui ho provato la bicicletta, in verità, ho capito quanto valga il ciclismo, ne ho sposato la causa e mi son fatto ciclista».
Torniamo quindi a parlare, in queste pagine, di bicicletta, andando questa volta a Modena e precisamente al Museo della Figurina dove l’11 ottobre si è aperta la mostra dal titolo Bici Davvero! Velocipedi, figurine e altre storie che ripercorre due secoli di storia della bicicletta attraverso 350 pezzi tra album e figurine.
Il percorso espositivo si articola in diverse sezioni partendo dalla parte più squisitamente storica che analizza la nascita e lo sviluppo di questo rivoluzionario mezzo di trasporto. Dalla struttura semiacrobatica degli esordi si è arrivati al mostro di dinamismo tecnologico dei giorni nostri.
Curiosa e divertente è la parte dedicata alla storia del costume. L’abbigliamento degli uomini, ma soprattutto delle donne, subisce grandi trasformazioni. Infatti, per poter cavalcare agevolmente la bicicletta senza scandalizzare i benpensanti di allora, le donne dovettero apportare sostanziali cambiamenti agli abiti in voga a quei tempi, rivoluzionando i canoni della moda. Dovettero affrontare anche dei pregiudizi che acclarate teorie mediche avevano sviluppato in quel tempo. L’uso della bicicletta era considerato pericoloso e nocivo sia sul piano neurologico sia su quello fisico: forte era la convinzione che potesse compromettere il sistema riproduttivo e addirittura l’equilibrio psico-fisico.
Continuando la visita, uUna speciale sezione, è dedicata all’editoria legata al mondo delle due ruote con una simpaticissima raccolta di figurine di fine Ottocento-inizio Novecento. Molti sono stati i concorsi che, nel corso del tempo, sono stati associati proprio alle figurine e la bicicletta era sempre tra i premi più ambiti. Le figurine erano uno straordinario strumento di comunicazione che sagacemente rappresentava situazioni grottesche, comiche e talvolta surreali, ma, che al tempo stesso, introduceva il tema della sicurezza stradale, filo conduttore dell’evento espositivo e argomento sempre attuale. Purtroppo, secondo i dati statistici, l’Italia non è un paese amico della bicicletta. I numeri parlano chiaro: in media ogni 32 ore sulle strade italiane muore un ciclista e questo tipo di incidenti è aumentato, secondo l’Istat, del 9,6% in un anno. Per questo è importante che se ne continui a parlare con tutti gli strumenti a disposizione.
Continuando la visita, si trovano anche figurine dedicate ai campioni del tempo e alle loro mitiche imprese. È stata allestita anche una vetrina dedicata a Fausto Coppi, di cui nel 2019 ricorre il centenario della nascita e nel 2020 il sessantesimo dalla morte.
All’interno del percorso espositivo, s’incontrano anche alcuni esemplari di bicicletta provenienti da Enti e Istituzioni che sono appartenute a ciclisti considerati, al tempo, delle vere e proprie leggende. La mostra è visitabile fino ad aprile 2020. Il Museo della Figurina che la ospita è un luogo unico nel suo genere, nato dalla collezione di quel Giuseppe Panini che aveva fondato, nel 1961 la famosa azienda che porta il suo nome. Si trova all’interno del Palazzo Santa Margherita e annovera un totale di 2.500 pezzi, parte del patrimonio del museo che conta invece circa 500.000 esemplari di figurine e materiali affini. Il visitatore può trovare così un inedito punto di vista sulla storia e il costume degli ultimi 150 anni.
Merita assolutamente una visita, del resto, la città di Modena e la sua piazza Grande, un tempo adibita a mercato e luogo d’incontro dei modenesi su fatti politici, religiosi o di costume, dove sulla Pietra Ringadora, che in dialetto significa pietra dell’arringa, si alternavano gli oratori professionisti o improvvisati. La Piazza con il Palazzo Comunale, la Cattedrale romanica e la torre della Ghirlandina sono stati dichiarati nel 1997 dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, quasi 900 anni dopo la posa della prima pietra della cattedrale. All’interno del settecentesco Palazzo dei Musei si trova invece la Galleria Estense, una delle più preziose collezioni d’arte d’Europa. Si può vistare anche il Museo Enzo Ferrari, che racconta la storia della nascita del mito della quattro ruote e si possono contemplare alcune tra le auto più belle mai costruite. Tante sono quindi le cose da fare e da vedere in questa bella città senza dimenticare di dedicare del tempo alla degustazione di prodotti tipici di qualità. Nella guida del Touring Club Italiano Modena, Italia del Gusto potrete trovare suggerimenti, consigli e curiosità per andare alla scoperta di Modena.

Rita Rossetti

Console Touring Club Italiano