Caffeina

Profumo di caffè, suadente, avvolgente. C’è tanta storia nella bevanda più amata dagli italiani. E più amata al mondo, in tutte le sue varianti: dallo Yemen alla Turchia dove la polvere di caffè bolliva a lungo in acqua nell’ibrik, in Etiopia dove esiste ancora la cerimonia del caffè, in Indonesia, in Messico, in Brasile, a Parigi, a Venezia. Senza dimenticare che già il filosofo arabo Avicenna descriveva la polvere di caffè, raccomandandola come medicina per facilitare la digestione.
Per noi è espresso,cioè preparato al momento, espressione nata nella metà dell’Ottocento, quando una macchina a pressione, di grandi dimensioni e struttura complessa, servì, durante l’Esposizione Universale di Parigi, un caffè in tazzina a duemila visitatori.
Nel 1860 nasce la famosa napoletana, in alluminio, prima caffettiera familiare economica. Ed è del 1933 la Bialetti, la moka con pomello e manico in bakelite, oggi al MoMA di New York. Degli anni Cinquanta è la Gilda della Gaggia, macchina espresso per uso domestico.
Negli anni Ottanta nascono le prime macchine espresso automatiche, che basta alimentare con acqua e caffè in grani: macinatura, dosaggio ed erogazione avvengono automaticamente.
Una bevanda così diffusa che regala il suo nome ai locali dove si sorseggia. Nascono così gli storici Caffè Florian, a Venezia; il Caffè Greco a Roma; il Michelangelo a Firenze; il Gambrinus a Napoli, dove inizia la consuetudine del caffè sospeso – chi vuole può lasciare pagato un caffè a chi non può permetterselo. E ancora il Cova a Milano e il Pedrocchi a Padova e voglio citare anche il Caffè Sandri di Perugia, nato con l’Unità d’Italia, col favoloso blue mountain che Carla Schucani macinava al momento.
Tutti luoghi di incontro di letterati, artisti, uomini d’affari, dove, mentre si sorseggiava l’araba tazza, si discuteva di politica, di letteratura, filosofia, arte e si giocava a dadi o al tavolo del faraone. Il caffè, che nasce come bevanda corroborante antagonista dell’acquavite e dei distillati, ne diventerà invece il compagno ideale, fino a diventare corretto. Ma l’espresso rimane unico e inimitabile per gli amanti del caffè, un super concentrato dall’aroma intenso, immediato al naso e in bocca. Nel DNA dell’italiano vi sono certamente tracce di caffè: quel profumo sparso tra le stanze di casa che sin dalla culla ci teneva compagnia e che, un poco più tardi, ormai grandicelli, diventava sapore in qualche cucchiaino allungato furtivamente dalla mano di nonne o zie complici.
«Ah, che bell’ò cafè, / pure in carcere ‘o sanno fa,/ co’ ‘a ricetta ch’a Ciccirinella / compagno di cella / ci ha dato mammà». Fabrizio De Andrè.

Marilena Badolato

Antropologa, Scrittrice, Giornalista, Critico Enogastronomico, Blogger