Coffee and Cigarettes

Cosa c’è di più rilassante di un bel caffè, magari accompagnato da una sigaretta – anche se sarebbe meglio di no – consumato al tavolo di un locale tranquillo e in buona compagnia?
Coffee and Cigarettes, film a basso costo diretto nel 2003 dall’alfiere del cinema indie statunitense Jim Jarmusch, celebra proprio questo rito, raccontandoci una serie di undici brevi e surreali incontri tra coppie varie: amici, parenti che non si intendono proprio alla perfezione, una coppia di musicisti (Iggy Pop e Tom Waits) che parlano del più e del meno, due cugine, la prima attrice famosa e la seconda spiantata e invidiosa del successo dell’altra, due bizzarri fratelli gemelli di colore insidiati da un cameriere (Steve Buscemi) che cerca di convincerli, chissà poi perchè, che anche Elvis Presley in realtà aveva un fratello gemello che lo sostituiva nelle performance pubbliche.
Tra tutti il primo è forse l’episodio più comico, con Roberto Benigni (che da Jarmusch era già stato diretto con ben maggiore spazio in Daunbailò, ma che qui figura anche come cosceneggiatore) che, vittima delle cinque tazzine di caffè appena bevute in un bar, parla con enfasi immotivata – se non dalla massiccia dose di caffeina appena assimilata – con un tipo strano appena conosciuto (Steven Wright, un comico famoso, ma solo in USA) che curiosamente gli chiede di sostituirlo per una visita dal dentistadi cui lui pare inspiegabilmente entusiasta.
Ci sono anche i due musicisti hip hop, RZA e GZA, che parlano di medicina alternativa, stavolta al tavolo di un ristorante. Vengono serviti da Bill Murray, che interpreta se stesso ed è affetto da nevrosi a causa dell’eccessivo consumo di caffeina.
Ma il premio per l’episodio più bizzarro lo vince quello in cui Jack mostra a Meg il suo trasformatore a serpentina, ispirato a quello dell’inventore serbo Nikola Tesla;quando il macchinario si rompe, è la ragazza stessa a suggerire qual è il guasto e come riparlarlo. A fine giornata due addetti alle pulizie di un bar in pausa caffè parlano di un po’ di tutto…compreso Nikola Tesla!
Si tratta forse del film meno costoso della storia, visto che la scenografia era perlopiù composta da un tavolino e due sedie e gli attori, in buona parte non professionisti, erano amici del regista, lavorando così gratis o a ingaggio ridotto.
Certo, non siamo di fronte a un capolavoro, Jarmusch ha fatto di meglio (Ghost Dog, Dead Man, Broken Flowers), ma la pellicola risulta comunque gradevole.