Settemila caffè

QUANDO L’ESPRESSO NON BASTA PIÙ

Dalla metà del 2019 hanno cominciato ad affacciarsi prodotti come il Cold Brew, un caffè estratto a freddo nel giro di 12 ore, che può essere consumato puro, con cocco, latte, latte di mandorle o, persino acqua tonica, spremute e chinotto: costituisce infatti la base, fresca e dissetante, di mix alcolici e non, preferibile rispetto ai caffè shakerati per l’assenza di zucchero. Altrettanto refrigerante è il Nitro Coffee, con la sua crema densa dovuta all’aggiunta di azoto, servito alla spina come una birra. Il Goth Latte si arricchisce invece di carbone vegetale, presentandosi con una curiosa cromia black and white dalle supposte proprietà purificanti. Il burro che viene invece aggiunto al Bulletproof Coffee deriva dal latte di mucche nutrite solo con erba e olio bio di cocco, sebbene l’alto contenuto di grassi lasci perplessi molti nutrizionisti. Niente paura però: i veri protagonisti del 2020 saranno i ben più salutari caffè a base di estratti di fiori e di superfood – bacche, semi, frutta e spezie – magari dolcificati con i nuovi sciroppi tratti dagli amidi o dalle riduzioni di frutta.


PAESE CHE VAI…

Già da tempo la notizia del costosissimo caffè estratto dagli escrementi di zibetto – un piccolo mammifero indonesiano – ha fatto il giro del mondo, subito seguita da quella sull’altrettanto cara – 70 € la tazzina – varietà recuperata dallo sterco di elefante. L’Indonesia può vantare anche il Kopi Joss, un caffè insaporito dall’aggiunta di un carbone ardente che, secondo alcuni, donerebbe alla bevanda un sentore di caramello o zucchero bruciato; in Vietnam si serve invece un caffè con il tuorlo dell’uovo.
Dall’altra parte del mondo a tenergli testa ci pensano gli scandinavi, avvezzi a unirvi non solo un uovo comprensivo di guscio nello Scandinavian Egg Coffee, ma anche del formaggio – di mucca, capra o renna – nel Kaffeost, dalla consistenza ricca e cremosa. Prima di storcere il naso pensate all’usanza, che accomuna italiani e brasiliani, di strofinare uno zest di limone nella tazzina o di addizionarne lo sciroppo al caffè per curare il mal di testa, o ancora, al caffè al pepe del vicino Marocco, che in Senegal conta anche i chiodi di garofano. E, se invece dello zucchero ci finisce il sale, poco male: turchi, ungheresi ed etiopi ne usano sempre un pizzico per stemperarne l’amaro.


DEK NON DEK

Esiste al mondo una sola varietà di decaffeinato, la Coffea charrieriana del Camerun: il resto del caffè viene privato della caffeina in maniera artificiale. È però impossibile eliminarla del tutto, anche se la percentuale contenuta in 1-2 tazze di caffè è raggiunta solo dopo 5 tazze di decaffeinato.

Eleonora Cesaretti

Giornalista e Dottoressa in Informazione, Editoria e Giornalismo