Lavoro e stress

In queste settimane stiamo assistendo a veloci, drastici e continui cambiamenti dovuti a una situazione emergenziale su cui non abbiamo il controllo e che ci fa avvertire un senso di impotenza accompagnato da emozioni di rabbia e di paura.
Accanto alla paura del contagio, all’incertezza per il futuro, alla percezione di una minaccia alla salute propria e dei propri cari, all’inattività forzata, alle limitazioni negli spostamenti, ci sono la mancanza di introiti e la preoccupazione per il futuro economico che accomunano soprattutto chi ha dovuto bloccare la propria attività lavorativa.
Le aziende ristorative sono state tra le prime ad aver subito un fermo a causa della pandemia Coronavirus. Accanto all’auspicio di adeguate tutele per tutti i lavoratori, lo stop forzato può costituire un’occasione di riflessione sulla propria condizione lavorativa, sui rischi legati ad essa e su quanto, presi da meccanismi automatici, non si riesca a godere di aspetti importanti della vita: gestire il proprio tempo, rallentare i ritmi, curare le relazioni importanti, curare sé stessi.
L’interesse per lo stress correlato al mondo della ristorazione è recente. In Italia, Antonio Cerasa, psicologo, neuroscienziato e ricercatore al CNR ha intrapreso un progetto di ricerca con la Federazione Italiana Cuochi, pubblicando il libro Diversamente Sano: Liberi di Essere Folli dove parla della condizione degli chef di cucina, riportandone le testimonianze e descrivendo due tipi di stress: «adattivo, che riguarda la sfera di attività frenetiche ma gestibili potenzialmente; maladattivo, che invece è quello che porta a problemi organici, a malattie, perché si spingono il corpo e la mente oltre le loro capacità».
Lo stress maladattivo può essere tale da esitare, a lungo termine, in patologie fisiche e psichiche. Anche l’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto di cui la chef Cristina Bowerman è presidente, ha siglato, a dicembre scorso, un protocollo di intesa con l’Ordine degli Psicologi del Lazio allo scopo di sorvegliare i livelli di stress che vivono titolari e dipendenti del mondo della ristorazione e dell’accoglienza.
Si parte dalla consapevolezza che «lo stress da lavoro» sia «una patologia riconosciuta e un segnale di allarme quanto mai attuale anche nel mondo della ristorazione». L’obiettivo nel medio-lungo termine è descrivere le condizioni psichiche e lavorative di questi professionisti, per poter poi approntare un documento di informazione e prevenzione.

Mirna Moroni

Psicologa, Psicoterapeuta, Presidente dell'Associazione Scientifico-Culturale Professione Psicologo