I disturbi alimentari maschili

Nella popolazione maschile si assiste a una sottostima dei disturbi alimentari, sia a livello di richiesta di aiuto sia di diagnosi.
Negli USA, già nel 1992, il 10% dei soggetti afflitti da disturbi dell’alimentazione erano uomini (Anderson, 1992). Il disturbo più diffuso tra gli uomini risulta essere il Binge Eating Disorder, di cui essi costituiscono il 40%. In una ricerca sui disturbi alimentari maschili, Carey, Saules e Carr (2017) intervistarono 13 studenti con obesità e Disturbo da Alimentazione Incontrollata che soddisfacevano il criterio A1 del DSM 5 e cioè «mangiare, in un periodo definito di tempo, una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte degli individui mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili».
I partecipanti associavano il consumo di grandi porzioni alla mascolinità e non correlavano i loro episodi di iperalimentazione alla mancanza di controllo, percepita non conforme al proprio ruolo di genere. Emergevano difficoltà a fermarsi, durante questi episodi, e a cambiare i propri pattern alimentari, che motivavano con una «mancanza di attenzione».
Gli episodi di iperalimentazione avevano conseguenze emotive analoghe a quelle delle abbuffate: sentimenti di rabbia, colpa e tristezza, oltre a ripercussioni fisiche come sensazioni di malessere addominale, letargia e disturbi del sonno. La maggior parte dei partecipanti riportava insoddisfazione per il proprio corpo, associata al desiderio di essere magri e muscolosi e a storie di esercizio fisico estremo come metodo di compenso.
Mentre le donne sembrano essere più sensibili alle pressioni socio-culturali riguardanti gli standard di bellezza e magrezza, gli uomini lo sono maggiormente alla prestanza fisica (drive for muscularity), misurata in termini di massa muscolare. Di conseguenza, prevale l’ossessione per la prestanza fisica (vigoressia o anoressia inversa, ortoressia) e i comportamenti compensatori si orientano verso un eccessivo esercizio fisico per perdere massa grassa.
Negli ultimi anni, però, stanno emergendo nuovi standard di bellezza: si va verso un immaginario androgino, con confini estetici sempre più sfumati tra maschile e femminile. Viene veicolata un’immagine di uomo molto curato, che ricorre a trattamenti estetici, sempre in forma smagliante, depilato, attento ai particolari e ai dettagli, con un fisico scattante e muscoloso, privo di grasso. Ciò comporta un’omologazione dei canoni di bellezza, confluendo nell’ideale di forma perfetta.

Mirna Moroni

Psicologa, Psicoterapeuta, Presidente dell'Associazione Scientifico-Culturale Professione Psicologo