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Oro liquido, anima del mondo

Dall’antico Egitto alla Stazione Spaziale, dalla poesia di D’Annunzio al letto di Ulisse: l’olio d’oliva attraversa i millenni, intrecciando miti, medicina, arte e tradizione popolare. Un simbolo di civiltà e salute, da sempre protagonista del

Dall’antico Egitto alla Stazione Spaziale, dalla poesia di D’Annunzio al letto di Ulisse: l’olio d’oliva attraversa i millenni, intrecciando miti, medicina, arte e tradizione popolare. Un simbolo di civiltà e salute, da sempre protagonista del Mediterraneo.

“Olio con sapiente arte spremuto, dal puro frutto degli annosi olivi, che cantan pace! in lor linguaggio muto, degli umbri colli pei solenti clivi, chiaro assai più liquido cristallo, fragrante quale oriental unguento, puro come la fè che nel metallo concavo t’arde sull’altar d’argento, le tue rare virtù non furo ignote alle mense d’Orazio e di Varrone che non sdegnàr cantarti in loro note…”, così scriveva Gabriele D’Annunzio, il Vate, a proposito dell’olio, nettare o condimento così prezioso da sempre o quasi nella più parte delle tavole di tutto il mondo.

Olio antico, appunto, come il mondo, o quasi, essendo un alimento unico che accompagna l’uomo da millenni. Utilizzato non solo in cucina, ma anche in ambito cosmetico, medico e religioso (Cleopatra lo usava per mantenere la pelle morbida, e gli atleti greci se ne ungevano il corpo prima delle competizioni per migliorare l’elasticità muscolare), ha una storia affascinante e numerose peculiarità; la sua è una storia antichissima che risale a oltre 6.000 anni fa.

Le prime testimonianze della sua produzione provengono dalla Mesopotamia e dall’area del Mediterraneo orientale, in particolare dalla Siria e dalla Palestina. Gli antichi Egizi lo usavano per la cura della pelle e per l’illuminazione, mentre i Greci e i Romani lo consideravano sacro, utilizzato nei riti religiosi e, appunto, nelle competizioni sportive e, nell’Islam, l’olivo è menzionato nel Corano come un albero benedetto.
L’olio d’oliva non è dunque solo un alimento straordinario, ma un vero e proprio simbolo culturale e storico che attraversa i secoli e le civiltà. Ogni goccia racchiude una storia millenaria, e il suo valore va ben oltre l’uso in cucina: è un elisir di lunga vita, un alleato per la salute e un patrimonio da preservare.

 

 

La coltivazione dell’olivo è una caratteristica dei paesi mediterranei ed è legata alla storia, alle tradizioni e al modo di vivere tipico delle popolazioni rurali. Contrariamente alle altre coltivazioni delle antiche civiltà fenicia, greca e romana, diffusesi nei secoli in tutti i continenti, l’olivo resta una coltura tipicamente mediterranea, col 98% della produzione oleicola mondiale dei paesi che si affacciano su questo mare. Le sue caratteristiche nobili gli hanno valso nei secoli un trattamento particolare, quasi di favore, sia per l’importanza fondamentale che l’olio aveva nella dieta dei nostri avi, sia per l’insostituibile funzione che svolge ai nostri giorni nella difesa dell’ambiente naturale e specialmente di quello tipicamente mediterraneo, arido e battuto dai venti; alla difesa idrogeologica l’olivo aggiunge una caratteristica funzione paesaggistica preservata nei secoli.

Protetto ad Atene come a Roma, simbolo di onore e di vittoria, l’olio segnava una netta distinzione con i popoli che utilizzavano il burro, perciò considerati barbari, al punto che Plutarco, per dare l’idea delle sue conquiste, disse di Cesare che “aveva procurato alla potenza romana tanto territorio da poterne ricavare tre milioni di litri di olio”.
E furono proprio i Romani a proporne le prime classificazioni secondo il tipo di olive da cui era ricavato e, come ci spiega Catone nella sua opera di agricoltura, perfezionarono la tecnica di lavorazione, ideando un particolare tipo di molitore (trapetum) e cercando di escludere i noccioli dalla spremitura. Andando oltre, numerosi sono i significati anticamente attribuiti: per i Greci era stata la dea della sapienza, Atena, a farne dono agli uomini, il ramo della pianta era segno di vittoria e l’olio era cosmetico degli atleti, i Romani coronavano d’olivo i cittadini meritevoli, gli sposi, i defunti alla sepoltura, ritenendoli tutti vincitori nelle lotte della vita umana. Un simbolo di sapienza e di eternità che la figura di Cristo, “l’unto dal Signore”, simbolo di regalità spirituale, avrebbe sintetizzato e insieme superato.
Nel nostro paese il legame dell’olio con la Puglia risale a tempi antichissimi, addirittura al Neolitico (5000 a.C.). In questo periodo risalgono le prime scoperte relative alla coltivazione dell’olivo in queste zone. Alcuni reperti, infatti, rappresentano scene della raccolta, produzione e vendita. Anche alcune monete coniate a Taranto riproducono foglie e rami di ulivo e una ruota con una ragazza che regge un ramo di olivo ad indicare l’Apulia.

 

 

Tante le curiosità e gli aneddoti: la NASA ha incluso l’olio d’oliva tra gli alimenti destinati agli astronauti nelle missioni spaziali. Grazie alle sue eccellenti proprietà nutritive e ai grassi salutari, è considerato un alimento ideale per le lunghe permanenze nello spazio, ed è stato portato anche sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).
Quello più pregiato e costoso al mondo proviene dalla Grecia e si chiama Lambda. Prodotto con olive raccolte a mano e lavorate con metodi esclusivi, può arrivare a costare oltre 200 euro al litro.
Un altro molto costoso è il E-La-Won, anche lui greco, che viene venduto in bottiglie d’oro e può raggiungere prezzi ancora più alti. Ricco di acidi grassi come omega3 e 6, fondamentali per un organismo sano, l’olivo è ampiamente citato nell’Odissea: il letto di Ulisse fu ricavato da una grossa pianta d’olivo, senza espiantarla, alla quale fu tolta la chioma, e Ulisse vi costruì attorno la casa. Ulisse fu cosparso e lavato con l’olio; inoltre, i ciclopi usavano bastoni e clave di legno d’olivo. Anche il bastone, grande quanto l’albero di una nave, conficcato nell’occhio del ciclope stesso era d’olivo.

Ogni goccia racchiude una storia millenaria, e il suo valore va ben oltre l’uso in cucina: è un elisir di lunga vita, un alleato per la salute e un patrimonio da preservare.

Parrà bizzarro, ma l’olio era considerato anche come arma di seduzione: il playboy dell’antichità ne aveva sempre con sé in un contenitore profumato appeso al polso o alla cintura. Dal profano al sacro: la mirra offerta dai Re Magi a Gesù era semplicemente olio arricchito di aromi. Omero ci racconta che i morti erano adagiati su un letto di foglie di olivo e cosparsi d’olio che, oltre ad avere una funzione purificatrice, serviva a impedire che la divinità si allontanasse dal simulacro. Gli Egizi lo usavano invece per ungere i corpi e le teste dei morti da mummificare. E tutt’ora ancora oggi è utilizzato per i sacramenti: quello catecumenale per i battesimi, quello crismale per la cresima, quello unzionale per gli infermi gravi e ce n’è uno anche per l’ordinazione sacerdotale.

Poi ci sono i rimedi della nonna: lenitivo per il mal di gola, balsamo per le labbra, lucidante per i capelli, rimedio contro il prurito, trattamento anti-pidocchi, struccante naturale, rimedio per rimuovere il chewing gum dai capelli… senza dimenticare, esseri umani a parte, che anche cani e gatti possono contare sui benefici dell’olio. Aggiungendolo al loro cibo, infatti, si migliora la flessibilità delle loro articolazioni e si rende il pelo più lucido e morbido.

Ci sono le sue proprietà: mantiene bassi i livelli della pressione sanguigna, rendendo le arterie più elastiche e riducendo il rischio arteriosclerotico, è un antinfiammatorio naturale, combatte il diabete e protegge il fegato. In più, è stato riconosciuto come un alleato nella cura e prevenzione di alcune forme tumorali e, grazie all’alta percentuale di antiossidanti, può aiutare a prevenire malattie degenerative come l’Alzheimer; protegge cuore e arterie mantenendo bassi i livelli di colesterolo cattivo e di glucosio nel sangue e, in ultimo, riduce il rischio di ictus.

Da sempre simbolo di ricchezza, prosperità e armonia è stato cantato, tra gli altri, da Giovanni Pascoli, Federico Garcia Lorca, Pablo Neruda, Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti, Antonio Tabucchi, Boccaccio e Petrarca… Ed è stato dipinto, sotto diverse forme comunque riconducibili all’olio d’oliva, da Claude Monet, Telemaco Signorini, Giovanni Fattori, Vincent van Gogh, Edgar Degas, Henri Matisse, Pierre-Auguste Renoir, Maurits Cornelis Escher, Peter Blume e Renato Guttuso.
E, nelle altre arti, Olio è un album della cantante Mina, mentre il celebre film L’Olio di Lorenzo è un esempio di come possa essere un elemento centrale nella narrazione, rappresentando la ricerca di una cura e la forza della famiglia, diventando simbolo di speranza e di resistenza contro una malattia genetica. Inoltre, il primo film della storia del cinema interamente dedicato all’extravergine è Pane e Olio, così come è protagonista della pellicola Un’estate in Provenza. Se di feste e sagre, proverbi e detti che lo celebrano è piena l’Italia, una curiosità che lo riguarda arriva dall’altra parte del mondo: nel suo ranch californiano il famoso regista Francis Ford Coppola ospita una collezione di circa 600 latte di olio d’oliva risalenti agli anni ‘20, ‘30 e ‘40.