Il vino sommerso
Dalla cottura al cartoccio al risotto al persico, dalla griglia al vapore, ogni preparazione del pesce di lago apre un dialogo diverso con il calice, cercando equilibrio tra sapidità tenue, carni delicate, freschezza, mineralità e
Dalla cottura al cartoccio al risotto al persico, dalla griglia al vapore, ogni preparazione del pesce di lago apre un dialogo diverso con il calice, cercando equilibrio tra sapidità tenue, carni delicate, freschezza, mineralità e struttura.
L’abbinamento tra cibo e vino, si sa, non è una scienza esatta. Alimenti, ingredienti, cotture, tempi di preparazione e condimenti cambiano i parametri del gusto, determinando la riuscita o meno di un abbinamento. In fondo, tutto funziona come un gioco di equilibri.
Non servono regole rigide: piatto e bicchiere devono parlarsi in un dialogo di bilanciamenti e sensazioni, tra struttura, intensità e freschezza. Nel caso del pesce di lago – che sia trota, tinca, luccio, agone, persico reale, lavarello o carpa – ogni specie ha un proprio carattere, con profumi e sapori riconoscibili, consistenze morbide e una sapidità più tenue rispetto al pesce di mare. L’abbinamento con il vino richiede dunque attenzione, sensibilità e un pizzico di volontà di sperimentare. Il fascino gastronomico del pesce di lago risiede innanzitutto nel delicato equilibrio tra la purezza dell’acqua dolce e la finezza delle sue carni, che richiedono un approccio culinario sensibilmente diverso rispetto ai cugini marini. Questa identità lo rende particolarmente adatto a vini bianchi freschi, profumati e non troppo strutturati.
Riviera Ligure di Ponente Vermentino, Bosco Eliceo Sauvignon, Salice Salentino Bianco e Locorotondo sono alcune tra le tipologie più indicate, accomunate da equilibrio gustativo, morbidezza e giusta alcolicità. Come sempre, l’obiettivo è valorizzare il piatto evitando che il vino ne sovrasti il gusto, mantenendo però il giusto equilibrio.

Un ruolo decisivo, nella costruzione dell’abbinamento, lo gioca il metodo di cottura. È fondamentale ricordare che la maggior parte dei pesci di lago ha una struttura proteica molto fine e una bassa percentuale di grassi, caratteristiche che influenzano profondamente il comportamento in cucina. La cottura al forno e quella al cartoccio, ad esempio, sono ottime per preservarne l’umidità naturale. Il cartoccio, in particolare, crea una piccola camera a vapore aromatica: per specie come la trota, l’aggiunta di erbe fresche e un filo d’olio extravergine permette di cuocere il pesce nel proprio umore, mantenendone intatti gusto e delicatezza.
In questi casi si abbinano bene vini bianchi giovani e fragranti: un Pinot Bianco dell’Alto Adige o un Trentino Chardonnay offrono freschezza e una morbida aromaticità, senza risultare invadenti. Per primi piatti succulenti, come il celebre risotto al persico, dal gusto più ricco e intenso, si consiglia un vino elegante, deciso, non troppo aromatico. Ottimi un Lugana o un Soave Classico, capaci di sostenere la cremosità del risotto e la delicatezza del pesce.
Il lavarello e il coregone, spesso serviti alla griglia, trovano un alleato ideale in un calice di Verdicchio dei Castelli di Jesi o di Gavi. La loro acidità pulisce il palato e valorizza la dolcezza delle carni. Il salmerino, elegante e delicato, è perfetto con vini minerali e verticali: un Grechetto Colli Martani o una Falanghina spumante. Il luccio, con la sua carne più consistente e saporita, offre invece la possibilità di osare con un bianco più strutturato: perfetti un Friulano o un Greco di Tufo, capaci di reggere la complessità del piatto. La bollitura e la cottura al vapore, esaltando la freschezza del pesce di lago, sono metodi che premiano la qualità della materia prima. Spesso conditi solo con olio extravergine, una goccia di limone o un’emulsione leggera di erbe fresche, questi pesci richiedono vini altrettanto freschi, come un Trebbiano di Romagna, un Erbaluce di Caluso anche spumantizzato, oppure un Riesling Italico dai profumi di fiori bianchi, leggere note erbacee e un lieve accenno minerale.