Cipolla Colt

Onion (Franco Nero) è un simpatico giramondo, accanito consumatore di cipolle (non le mangia soltanto, ma ne ricava anche delle succose spremute) che ha comprato un terreno per coltivarle. Purtroppo scopre che il precedente proprietario del campo è stato assassinato dagli sgherri di Petrus Lamb (Martin Balsam), un diabolico petroliere senza scrupoli che vuole impadronirsi del lotto di terra per estrarne l’oro nero. Onion si allea quindi con Pulitzer (Sterling Hayden), un onesto giornalista intenzionato a smascherare i loschi affari di mister Lamb.
Cipolla Colt, diretto nel 1975 dal maestro del cinema di genere Enzo G. Castellari, è un divertentissimo spaghetti western nobilitato dall’orecchiabile colonna sonora degli Oliver Onions.
Era un periodo difficile per il genere: era passato più di un decennio da quando il maestro Sergio Leone lo aveva letteralmente fondato (con il capostipite Per un pugno di dollari) e stava già da tempo mostrando la corda; solo i fuoriclasse Bud Spencer e Terence Hill, col dittico di Trinità, avevano saputo dargli nuova linfa, anche se c’era già commistione con la commedia.
Col film di Castellari si fa un passo in avanti e si arriva al comico, allo slapstick (sono presenti anche alcune sequenze in slow motion), finanche alla farsa, ma è un passo nel baratro: il genere di lì a poco scomparirà dalle sale pressoché definitivamente.
Detto ciò, il film è davvero godibile: tutti i personaggi sono caricaturali e molto sopra le righe, sembra di assistere a un cartone animato dove tutto è inverosimile. Basti pensare che il cattivo è dotato di una mano meccanica che usa come un’arma, con le falangi che vengono sparate a mo’ di proiettili e il polso che si allunga a formare una lancia per colpire il suo maleodorante avversario.
Chi lo vide all’epoca in sala lo ricorderà certamente con piacere, specie per le numerose scene esilaranti, come quella in cui Onion, aggredito in un saloon, manda al tappeto i lacrimanti avversari col solo aiuto del suo fiato insostenibile, o quella in cui sfugge agli sgherri di Lamb su una bici, esibendosi in acrobazie e salti mortali degni di Willy Il Coyote; o, ancora, per gli irresistibili scambi verbali con Orazio, il suo pigro ronzino parlante che gli risponde in dialetto romanesco, adottando un linguaggio non proprio da lord inglese e debordando più di una volta nella scatologia. E lo scambio di battute tra il simpatico cipollaro e la corteggiatissima figlia di Pulitzer è ormai stracult. Lei: «Odoratissima» e lui: «L’odore è tutto mio».