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L’olio, l’espressione più genuina delle nostre terre

Un ricordo che sa di semplice, di buono e di bello

L’ulivo riflette l’immagine più vera dell’Umbria: pianta piccola, senza pretese ma preziosa nella sua vera essenza. Come simbolo di speranza e di pace punteggia gran parte del territorio umbro, tra le canapine e i centri abitati, trovando dimora in quella fascia chiamata piaggia dei dolci declivi umbri. Tutta la regione produce 5 varietà di olio accomunate da una nota che caratterizza l’olio umbro: la dolcezza dovuta al basso livello di acidità.
La nostra produzione proviene dalla fascia olivetana dello spoletino il cui disciplinare include 3 tipologie di olive: il “moraiolo” in alta percentuale, il “leccino” e il “frantoio”. Con questo blend diamo origine a un olio dall’aroma complesso e un gusto dolce con delle note piccanti.
Principe in una tradizionale e umile cucina umbra, impreziosisce le nostre zuppe di roveja, lenticchie e farro esaltandone le caratteristiche più peculiari.
Piatti semplici come il pinzimonio con il sedano nero di Trevi, Presidio Slow Food, o la panzanella di pane raffermo “ammollato”, la cipolla di Cannara e irrorato di olio extravergine d’oliva.
Dei veri e propri capolavori di alchimia che, in aggiunta ad una fetta di pecorino e un buon bicchiere di Montefalco rosso, possono gareggiare con le blasonate cucine stellate.
Qui nella piccola Umbria, dove la campagna fa da sfondo alla vita di gran parte del territorio, la natura che cambia il paesaggio dà ancora la percezione del tempo che scorre lento e che dona i suoi frutti.
Dopo la raccolta del tabacco, nel periodi di raccolta delle olive, al mattino presto quando “la nebbia agli irti colli piovigginando sale” (forse Carducci, che è passato presso le fonti del Clitunno, si è ispirato per i suoi versi), ai crocicchi delle strade si incontravano (forse non più ora) gruppetti di donne abbondantemente vestite.
Aspettavano, con allegro vociare, di essere anche loro “raccolte” dai capisquadra per andare alle “chiuse” dove, con il tipico “coituro”, raccoglievano fino al tramonto le preziose bacche arrivando con le scale anche nei punti più alti.
Nella giornata stessa, per non disperdere l’aroma e la freschezza, le olive venivano portate al più vicino molino per effettuare la spremitura. Rigorosamente a freddo.
È un ricordo che sa di semplice, di buono e di bello.
Espressione più genuina delle nostre terre.

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