«Facile star bene!»

Ho sempre trovato le noci buone e orribili. Parliamoci chiaro, la loro forma assomiglia a un cervello, a due polmoni, a un polletto al forno se tagliate a metàLa noce sarebbe un test di Rorschach molto prolifico. Ma bando alla psicologia spicciola (altrimenti andrà a finire che aprirò una nuova rubrica: Food Psychology) e parliamo della noce nelle pubblicità. Niente, non ne esistono, il deserto. Eppure è un prodotto molto ricercato nel mercato, soprattutto in questo periodo storico, di fitness, di cura del corpo e di dieta. 
C’è una nota marca che con la frutta secca sta crescendo a ritmi altissimi, essendo riuscita a inserirsi e a cavalcare in modo giusto tutta questa gigante onda bioeco fitness, perché quello che ci importa alla fine è ciò che percepiamo e quando compriamo è questo ciò che conta. 
Se pensate che l’acquisto del consumatore non sia emozionale, ma frutto di logici pensieri e calcoli, allora smettete subito di leggere questa rubrica: tornate a pensare logicamente al perché avete comprato la panna che magicamente è apparsa vicino a quelle belle fragole rosse. 
Dicevamo, non abbiamo mai visto pubblicità di noci o frutta secca, almeno fino a quando questa nota marca ha debuttato nello schermo televisivo con lo slogan «Facile star bene»Ma da dove è partita?  Da un’idea semplice: praticità (in linea con il nostro tempo), dosi giuste e soprattutto tutte quelle azioni collaterali in canali non tradizionali, con l’obiettivo di colpire la fascia di pubblico sensibile a questi temi. 
Ormai non c’è cassa, bar, ristorazione autostradale priva di questo prodotto. Si trova soprattutto nei supermercati, perché dopo una classica spesa (probabilmente fatta di prodotti non propriamente salutari) ci assolve.  
Quel «Facile star bene» è un grande slogan per una bustina di frutta secca. Il primo stadio è capire dove agire, dove risiede la necessità: gli slogan arriveranno da soli. 

Emanuele Rocchi

Pubblicità, Strategia, Brand Identity