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La Ricotta

In Ro.Go.Pa.G l'episodio diretto da Pasolini vede il famoso latticino tra i protagonisti

Nel 1963 venne distribuito nelle sale il film a episodi Ro.Go.Pa.G., diretto da ROssellini, GOdard, PAsolini e Gregoretti (il titolo è composto dalle iniziali dei registi); l’episodio diretto da Pasolini, della durata di poco più di mezz’ora e dal titolo La Ricotta, è il più riuscito e narra la storia di Stracci (Mario Cipriani), una comparsa che interpreta la parte del ladrone buono in un film sulla passione di Cristo che si sta girando in un grande prato nella periferia di Roma (la parte del regista è interpretata dal grande Orson Welles).
Le scene della troupe sono in bianco e nero, quelle del film in corso di realizzazione sono invece a colori; nella realtà (filmica) il povero Stracci è un sottoproletario perennemente affamato che, per nutrire la famiglia e sé stesso, escogita qualche stratagemma e, dopo una serie di vicissitudini, riesce finalmente a consumare un lauto pasto a base di ricotta. Poi però, proprio sul set, muore sulla croce per indigestione.
Le tribolazioni di Stracci si possono paragonare a una via crucis, il riferimento al film nel film è evidente; sono presenti però anche alcune sequenze che crearono scandalo e che vennero censurate: quella di Stracci che ha un orgasmo sulla croce, quella dello spogliarello dell’attrice che interpreta la Maddalena e quelle della crocefissione e della deposizione, intervallate dalle risate della troupe. Ce n’era abbastanza insomma, per far infuriare, all’epoca, un po’ tutti.
Il film infatti venne sequestrato e Pasolini condannato per vilipendio della religione di Stato; lui lo aveva previsto e rincarò anche la dose, con l’aggiunta di una didascalia all’inizio dell’episodio («Non è difficile prevedere per questo mio racconto dei giudizi interessati, ambigui, scandalizzati. Ebbene, io voglio qui dichiarare che, comunque si prenda La ricotta, la storia della passione – che indirettamente La ricotta rievoca – è per me la più grande che sia mai accaduta, e i testi che la raccontano i più sublimi che siano mai stati scritti»).
Venne prosciolto solo l’anno seguente e il film venne finalmente restituito alle sale, anche se censurato. La recensione di un film di Pasolini richiederebbe ben altro spazio (tanto per capire, Tomaso Subini, storico e critico del cinema all’università di Milano, ha dedicato un intero libro unicamente all’analisi di questo breve ma complesso episodio).
Mi limito perciò semplicemente a consigliare la visione della pellicola, come anche dell’intera filmografia del grande intellettuale bolognese.