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Impepata di vongole

Qual è l'origine della parola "vongola"?

«Altri attribuiscono la paternità della parola paparazzo allo scrittore abruzzese Ennio Flaiano che, descrivendo i fotografi, paragonò l’obiettivo della macchina fotografica all’apertura e chiusura delle valve delle vongole, paparazze in dialetto abruzzese e, per estensione, al personaggio dietro la fotocamera». (da Wikipedia).
La parola vongola è entrata nella nostra lingua dal napoletano, dove si era formata dal latino conchula, diminutivo di concha=conchiglia. Tuttavia, in molte parlate regionali, il mollusco conserva ancora antichi e variegati nomi. Sul litorale Adriatico spicca quello che oscilla tra peverazza/poverazza e paperazza/paparazza: che poi nella regione di Fano diventa poveraccia, spiegato come ostrica dei poveri dall’etimologia popolare che cerca la ragione di fatti linguistici nel senso comune. In realtà i frutti di mare erano considerati, nell’antico immaginario gastronomico governato dalla Teoria Umorale, umidi e freddi e dunque andavano corretti con una sostanza calda e secca come il pepe. Ostriche crude ma brucianti di pepe erano di moda nell’antica Roma e probabilmente si deve anche a questa pratica la ricetta dell’impepata di cozze tanto diffusa nel nostro Meridione. A tale proposito, stupirà trovare in Internet la bufala che afferma che l’impepata di cozze è di origine napoletana, fatto dimostrato dalla sua presenza nel Cuoco Galante di Vincenzo Corrado (1773), il quale l’avrebbe così elevata dalla cucina popolare agli onori della grande cucina borbonica partenopea. Ma nel ricettario di Corrado compaiono solo due preparazioni: Cozze nere panate all’olio e Pasticcio di cozze all’erbette; nessuna traccia di impepata di cozze. Si tratta evidentemente del tentativo di inventare una prova nobile e certificata dell’origine napoletana di un piatto tanto amato e diffuso.
Quello che invece possiamo affermare è che la vongola comune ha a che vedere col pepe già nel Medioevo, quando compare nell’Alto Adriatico col nome di piveracia/piperacia, derivante con tutta evidenza proprio da piper, pepe. Così anche nella Venezia del Cinquecento e, ancora oggi, troviamo peverazza a designare la vongola comune, mentre per quella verace si usa caparozzola, diminutivo di cap(p)a, mantello, ma anche conchiglia, le cui valve ricordano piccoli mantelli, spesso con tanto di pieghe, come nel caso delle cap(p)e tonde o delle cap(p)e sante.
Oggi la regione dell’Alto Adriatico è la più grande produttrice europea (e la seconda al mondo) di vongole d’allevamento, vongole veraci, per dirla alla napoletana o caparozzole, per dirla alla veneziana, che sono ormai quasi esclusivamente vongole delle Filippine. Per gli amanti delle specie autoctone, dalla pesca in mare aperto provengono ancora saporose vongole comuni; dove si chiamano peverazze, paparazze, poveracce e via dicendo, lo abbiamo visto, lo si deve proprio al pepe, al quale evidentemente in qualche modo facevano pensare. Ma presto qualcuno spiegherà che il loro nome viene da coste sempre più poveracce e, se lo scriverà nella Rete, siamo sicuri che diventerà verità… per pesci.

Docente del Corso di Laurea Ecocal dell'Università degli Studi di Perugia