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Editing e pattumiera: il coraggio di “cestinare”

Un'operazione necessaria per tracciare la strada verso scelte migliori

Osservando il sito fotografico di un fotoamatore, ho sospettato che fosse affetto da “fotografite” ossessiva. Questa patologia può trasformarsi da acuta a cronica. Le sue fotografie erano centinaia e centinaia e aveva malamente mescolato un 30% di buone immagini con un 70% di cose improponibili. In tal modo avrà pensato di aver proposto ai suoi amici un insieme ricchissimo nel quale la maggior parte di loro potesse trovare qualcosa di piacevole da guardare.
Facendo così, però, ha solamente riempito con tutto quello che gli capitava a tiro di obiettivo e non si è posto minimamente il problema di scegliere.
La scelta delle immagini è un passaggio fondamentale in fotografia e va sotto il nome di editing. Questo è un processo che permette di selezionare una certa percentuale delle fotografie fatte e di cestinarle. Necessita di preparazione e pratica, ed è sicuramente una fase dolorosa perché, come direbbe Pino Daniele, «ogni scarrafone…»
Detto questo, l’editing fotografico è una pratica necessaria e fa parte del lavoro di ogni fotografo. E ogni fotografo possiede almeno una ricetta da proporre per la sua messa in pratica. All’epoca della fotografia analogica c’era chi usava una proporzione di 3 su 36: in un rullino classico da trentasei pose se ne salvavano circa tre.
Con l’avvento del digitale anche queste regolette sono state aggiornate e si è parlato di una foto da salvare ogni nove. Più o meno la percentuale è rimasta la stessa.
Ogni editing ha una sua finalità e, pertanto, va lavorato in modo specifico. C’è quello per una mostra personale, quello per un committente, per un giornale ecc… In concreto, editing diversi per finalità diverse.
Qualche tempo fa, in occasione di alcuni incontri su questo argomento che impegnavano mediamente un’ora di tempo, feci un esperimento: in chiusura facevo in modo che l’interlocutore di turno individuasse almeno tre fotografie da lui preferite. Poi chiedevo che egli ne scegliesse solo una da salvare. E qui prendeva il via un doloroso rituale. La persona sudava freddo, annaspava, rifletteva intensamente. Non trovava il coraggio di scegliere le due fotografie da fare fuori.
In concreto tutti andavano in crisi e facevano fatica a scegliere poiché il fare editing non faceva parte del loro fare fotografia.
Spesso, essere capaci di “cestinare”, di buttare via e fare pulizia può essere una delle virtù più importanti e tracciare la strada verso scelte migliori. E non solo in fotografia.

 

Instagram: @fedemin_com

Esperto in Immagine e Comunicazione