Cipolla, veli d’aroma

Sono talmente tante le cose da dire sulla cipolla che ci si trova in imbarazzo. È presente nell’arte, nella letteratura e nella mitologia di tanti popoli, è legata a detti, leggende e curiosità. Insomma, fa così parte del nostro intimo immaginario che non è difficile, per ognuno di noi, pensare o cogliere un ricordo legato a questo ortaggio dai mille veli. Gli Ebrei in fuga dall’Egitto così si lamentano con Mosè: «Chi ci potrà dare carne da mangiare? Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto gratuitamente, dei cocomeri, dei meloni, dei porri, delle cipolle e dell’aglio. Ora la nostra vita inaridisce; non c’è più nulla, i nostri occhi non vedono altro che questa manna». Infatti, «rimpiangere le cipolle dell’Egitto» è un modo di dire, entrato nel linguaggio comune, che sta a significare «stavamo meglio quando stavamo peggio». Troviamo la cipolla negli affreschi delle tombe e nei corredi funebri delle mummie degli antichi Egizi, presso i quali era venerata come una divinità e messa nelle mani dei defunti perché si credeva capace di restituire loro il respiro. Gli atleti greci ne facevano grande uso per le sue proprietà in grado di migliorare le prestazioni e i gladiatori romani la strofinavano sui muscoli per rinforzarli. Le sue proprietà salutari erano note fin dall’antichità, tanto che il medico arabo Avicenna sosteneva che «se si prendono cipolle crude, esse accrescono la lussuria» e la stessa cosa riteneva secoli più tardi il medico bolognese Baldassarre Pisanelli. Nel Medioevo si credeva che mettere pezzi di cipolla cruda in giro per casa proteggesse gli abitanti addirittura dalla peste bubbonica. Se pensiamo all’arte, è facile imbattersi nelle nature morte di ogni tempo che, tra gli altri elementi, ritraggono le nostre amate cipolle. Tra le opere più note e celebrate come non ricordare i dipinti di Arcimboldo con le sue comunicative e conturbanti Teste composte, ma anche Alexander Calder, che ne ha fatto oggetto delle proprie opere d’arte pittoriche e scultoree, mentre Marina Abramović le ha innalzate a simbolo di umano dolore nella performance dal titolo, appunto, The onion. Dal Frate Cipolla di Boccaccio alla cipolla che salva l’anima della peccatrice nei Fratelli Karamazov di Dostoevskij, il campo letterario è pieno di riferimenti. Il Nobel per la letteratura Pablo Neruda le dedica un’ode. Forse non tutti potevamo immaginare che questo ortaggio avesse ispirato profonde riflessioni a uomini come Paul Claudel, il quale si chiedeva «Forse la verità non ha diciassette strati come le cipolle?» o come lo scrittore Samuel Butler, che sosteneva che «La vita è come una cipolla: la sfogli strato dopo strato e alla fine scopri che non vi è nulla all’interno». Però, adesso che lo sappiamo, sono certa che il profumo e il sapore della cipolla ci sembrerà ancora più intenso di prima.
Con questi presupposti vi auguro quindi una buona lettura, dando al contempo il benvenuto a Emilio Sabbatini e a Manuela Marchi che, con i loro contributi, non hanno mancato di fornirci spunti interessanti.

Laura Zazzerini

Direttore Responsabile