Franciacorta e basta

Franciacorta: le bollicine della zona franca. Il territorio del lago d’Iseo, intorno al Mille, era popolato da numerosi conventi monastici che si occupavano di coltivare a vigneti quelle colline dotate di una straordinaria ricchezza minerale. Esentata dal pagamento dei dazi dalle autorità locali, questa zona prese il nome di curtes francae. I documenti storici del luogo, già dal 1277, citano Franzacurta o Franzia Curta come un’importante zona di produzione di vini da cui la città di Brescia si riforniva. Nel Cinquecento il bresciano Agostino Gallo (Le tredici giornate de la vera agricoltura et de’ piaceri della villa), celebra il locale Cisiolo, un bianco da uve nere che piaceva agli aristocratici lombardi perché restava «piccante per più mesi et alquanto dolce» e si poteva bere a lungo crescendo «in bontà quando è passato l’anno». E anche il medico Agostino Conforti nel suo Libellus de vino mordaci, parla di questo vino bianco «frizzante», appunto mordace.
Un vino strutturato, profumato, con un perlage fine e grande carattere, che può giocare molto su blend, affinamenti e percentuali di zucchero per creare diverse tipologie. Seguendo il disciplinare prestigioso del Metodo Classico, utilizza vitigni Chardonnay e Pinot Noir e in misura minore Pinot Bianco. Ed entra in gioco anche l’Erbamat, l’antico vitigno bresciano dalla tarda maturazione e dotato di grande acidità (permesso fino a un massimo del 10%).
La DOCG Franciacorta è in tre versioni: Bianco, Rosé e Satèn. Quest’ultimo è unico al mondo per la produzione più bassa di CO2. Con la sua minore percezione di pungenza, regala quella sensazione morbida, setosa e rotonda al palato. Un Franciacorta DOCG, Blanc de Blancs, prodotto esclusivamente nella tipologia Brut, con una pressione interna inferiore alle 5 atmosfere che si traduce in bollicine meno aggressive, una spuma setosa con la cremosità di un Cremànt, ma con una sorprendente freschezza e sapidità al palato. Ideale come aperitivo, è adatto ad accompagnare i classici stuzzichini salati e gli eleganti canapè o i salumi italiani tipici, dal crudo alla mortadella alla bresaola, e le tartine arricchite da formaggi cremosi. Ottimo con le preparazioni a base di pesce, anche di lago.
I crostacei sono un altro campo prediletto del Franciacorta Satèn, che penetra la fibra con discrezione e contrasta quella loro sensazione amabile. E ancora su antipasti caldi a base di verdure e su preparazioni in cui vi sia il connubio tra salato e dolce, come ad esempio una sfoglia di Parmigiano Reggiano e pera Kaiser. Ha inoltre la freschezza e la collaborazione dalla spuma per affrontare i croccanti fritti all’italiana. È anche consigliato come Franciacorta a tutto pasto, sempre in abbinamento a piatti dal gusto leggero e delicato, senza eccessivi condimenti. Non si sposa bene con i dessert, per i quali è meglio virare su un Franciacorta Demi-Sec, per restare nella denominazione.
E non va servito in una flûte: ha bisogno di molta ossigenazione e movimento per liberare tutti i suoi ricchi profumi.
«Nessun visitatore delle plaghe più belle e felici dell’alta Italia, nessuno de’ buoni gustai dei vini di questa parte del bel paese, ignora il nome e il sito della Franciacorta». (Trattato sui vini, Gabriele Rosa, 1852).

Marilena Badolato

Antropologa, Scrittrice, Giornalista, Critico Enogastronomico, Blogger