Non solo brindisi

Tra i grandi territori spumantistici mondiali, la Franciacorta rappresenta un vero caso enologico, un’identità forgiata dall’indole manageriale dei suoi imprenditori in tempi molto recenti – di fatto i primi vini arrivano negli anni Settanta. Nonostante la giovinezza, questo spumante si è saputo affermare con una forza e una personalità che oggi lo rendono non solo abbondantemente prodotto, visto che ci si avvicina ai dieci milioni di bottiglie, ma soprattutto fortemente identificabile con quella porzione di colline che si trova tra Brescia e il lago di Iseo. Una vocazione, quella di questo territorio, frutto di una miriade di fattori sia climatici sia geopedologici, che rendono le uve qui prodotte ottimali per la spumantizzazione.
L’offesa più grande che si può fare a un Franciacorta è quella di pensare che sia da relegare ai festeggiamenti o per i brindisi nei momenti più solenni. È un vino capace di accompagnare un intero pasto senza la minima difficoltà e questo è dovuto in primo luogo alle differenti espressioni gustative che assume in conseguenza delle diverse tipologie che sono previste dal disciplinare di produzione della DOCG. Riesce a muoversi con disinvoltura dagli antipasti ai salumi, dal pesce alla carne e non trova limitazioni neanche nell’accostamento a molti dessert.
Il Franciacorta più prodotto è il base; il protocollo prevede un periodo minimo di maturazione sui lieviti di un anno e mezzo. La freschezza gustativa e la pungenza dell’anidride carbonica lo rendono ottimale in abbinamento con una tartina al salmone o con degli scampi al naturale.
Il Franciacorta Satèn si caratterizza per una evidente morbidezza gustativa: ciò è dovuto dal solo utilizzo di Chardonnay con una modesta quota di Pinot bianco, ma soprattutto dal minor impatto dell’effervescenza, visto che ha una sovrapressione decisamente più bassa rispetto a quella media di tutti gli spumanti rifermentati in bottiglia. Da provare con una zuppa di zucca con scaglie di caprino o con un’ottima fetta di mortadella adagiata su una fragrante focaccia.
Il Franciacorta Rosé è ottenuto con un apporto più importante di Pinot nero: oltre alla veste colorata, la presenza significativa di quest’uva gli conferisce corpo e un vigore evidente insieme alle note aromatiche tipiche del vitigno. Un tagliolino all’astice o una frittata morbida al tartufo sapranno offrirci ottime sensazioni.
Il Franciacorta Millesimato prevede che almeno l’85% delle uve provengano da un’unica annata, quando questa sia considerata particolarmente qualitativa e si voglia valorizzare anche con un periodo di affinamento in bottiglia più lungo (almeno tre anni). Complessità dei profumi, struttura e persistenza gustativa saranno adeguate a un risotto alle quaglie o magari a un pesce San Pietro al forno con patate e porcini.
Il Franciacorta Riserva è pensato per esaltare il carattere e le note di complessità che si creano con un tempo lunghissimo di sosta sui lieviti, visto che per questa tipologia il periodo obbligatorio minimo è di 5 anni. Perché non abbinarlo a un Chateaubriand con salsa bernese oppure una vera cotoletta alla milanese?
Per il dessert le possibilità non mancano viste le differenti tipologie proposte nella versione Demi-sec, ovvero con un residuo zuccherino evidente capace di accordarsi con la maggior parte dei dolci al cucchiaio o con quelli in cui le creme hanno un ruolo da protagoniste. In ogni momento un calice di Franciacorta sarà perfetto per un brindisi capace di appagare il gusto e di infondere la gioia che questo spumante sempre suscita.

Gianluca Grimani

Sommelier AIS Umbria, Responsabile Degustatori e Progetti Editoriali AIS Umbria