Franciacorta, un consorzio tra sostenibilità e successo

Franciacorta è un metodo di produzione, un vino e un territorio. Tre concetti che sono indissolubilmente legati tra di loro e che il Consorzio per la Tutela del Franciacorta, assieme ai suoi circa 200 soci tra viticoltori, vinificatori e imbottigliatori interessati dalla filiera produttiva delle denominazioni Franciacorta DOCG, Curtefranca DOC e Sebino IGT, protegge dalle imitazioni e dall’azione del tempo.
Dal 1990, anno in cui i produttori della zona si costituiscono nella forma consortile, l’obiettivo è sempre stato quello di restare al passo con i tempi, distinguendosi per rigore e qualità e questo, specie oggi, significa fare i conti con l’ecosostenibilità del proprio operato. Da tempo il Consorzio ha messo in atto una serie di accorgimenti non solo per preservare l’unicità del prodotto, ma anche il territorio dal quale esso proviene. La sostenibilità passa dunque, in primo luogo, attraverso una migliore conoscenza di quel suolo ricco di sabbia e limo e dall’elevata permeabilità, nonché dal rispetto del territorio, mitigato dalla vicinanza del Sebino, ventilato dalla brezza della pianura e saziato regolarmente dall’apporto idrico della Valcamonica. Da tempo si è cominciato a usare materiali ecocompatibili e fonti di energia rinnovabili.
Al tempo stesso sono state fatte delle prove di inerbimento con essenze che consentono di ridurre i passaggi delle macchine e incrementare la sostanza organica nel suolo. Il tutto abbinato a pratiche agronomiche a basso impatto: fittezze e sesti d’impianto adatti al suolo, riduzione delle concimazioni, gestione della sottofila e dell’interfila e taglio corretto della chioma per ridurre il ristagno di umidità intorno ai grappoli e scongiurare quindi patologie fungine. Con il metodo della confusione sessuale (diffusione di feromoni che, impedendo agli esemplari maschi di riconoscere le femmine, incidono sulla riproduzione), si cerca di contrastare la tignoletta della vite senza pesticidi.
Infine, per mitigare l’effetto dei cambiamenti climatici su uve precoci come Chardonnay e Pinot, è stato da tempo adottato l’Erbamat, un vitigno storico bresciano dal profilo aromatico neutro, dal ciclo vegetativo medio-lungo e dalla buona tenuta acidica. L’Erbamat permette dunque di conferire freschezza alle basi spumante e di mitigare sia il crollo dell’acidità sia l’innalzamento del pH dei mosti dovuti alle stagioni calde e siccitose che influiscono sulle altre varietà.
Senza dubbio quella del Consorzio per la Tutela del Franciacorta è una storia destinata a riempire molte altre pagine; per adesso, gli amanti del buon vino potranno avere la certezza che, quello che portano alle labbra, rappresenta l’espressione più alta e consapevole di un luogo, di un prodotto, di una tecnica affinata nel tempo. L’inconfondibile effe merlata del logo consortile, mutuata sulle torri medievali caratteristiche dei 19 comuni che incorniciano il lago d’Iseo, continua ad affermarsi come sinonimo di qualità e autenticità, con una costante attenzione all’ambiente.

Eleonora Cesaretti

Giornalista, Dottoressa in Lettere Moderne e in Informazione, Editoria e Giornalismo