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Corylus Avellana: l’albero e il frutto tra Celti e Romani

Una curiosa differenza tra le lingue romanze e quelle germaniche

Il nome botanico del nocciolo comune, come lo ha definito Linneo, è notoriamente Corylus avellana. I Romani chiamavano noci (nuces, plurale di nux) i frutti a guscio, distinguendoli con denominazioni specifiche come nux castanea = castagna, nux pinea = pinolo; nel caso della nocciola, introdussero l’aggettivo avellana (o abellana), cioè proveniente da Avella (o Abella), città dell’Irpinia allora famosa per una varietà di nocciole che si distinguevano da altre note, come quelle del Ponto (oggi in Turchia). Tanto celebri queste di Avella, che l’aggettivo avellana, divenne poi sinonimo di nocciola.
Corulus invece indicava in latino il nome della pianta del nocciolo. Dalla sua presunta origine greca, da koris (elmo) o da karia (noce), deriva la grafia con la y greca scelta da Linneo, corylus; ma tale origine è tutt’altro che provata. Sembra invece più probabile che per corilus occorra rifarsi alla radice indoeuropea che designava il nocciolo selvatico, *kos(e)lo, che è poi la stessa che ha generato il nome della pianta nelle lingue celtiche e germaniche, come hazel in inglese, coll in irlandese, hasel in tedesco.
Presso i Celti infatti, l’albero e il legno del nocciolo avevano una valenza magica, religiosa e simbolica maggiore di quella del frutto, a sua volta considerato dispensatore di saggezza e conoscenza. In inglese e in tedesco infatti è proprio l’albero che dà il nome al frutto, come sua noce (hazel-nut / hasel-nuss).
Nelle lingue romanze invece ha prevalso l’importanza del frutto, che ha condizionato quella della pianta. L’antica predominanza della avellana ha segnato la scomparsa in latino di ogni altro concorrente e si è passati, in italiano, da noce avellana a avellana e infine a nocciola che, a loro volta, hanno dato avellano e nocciolo per l’albero. Si è perso insomma, in italiano come nelle altre lingue romanze, il continuatore di quel corilus (o corylus che fosse) che definiva in latino il nocciolo, mentre il suo analogo usato da Celti e Germani permane in quelle lingue moderne. Ma come spesso avviene, nei dialetti si conservano relitti di parole antiche. Così, tra gli sparsi eredi del corilus latino sopravvissuti qua e là troviamo, ci dicono i linguisti, clura, nocciola in bolognese. Sarà un caso che questa rara parola di origine latina si conservi proprio in quella Bononia che deve il suo nome alla tribù celtica dei Boi che la occupò prima dei Romani?

Docente del Corso di Laurea Ecocal dell'Università degli Studi di Perugia