Il valore affettivo e di relazione del nutrimento

Nutrirsi è un bisogno vitale, nell’arco del ciclo di vita di ogni individuo, che viene modulato da codici cognitivi, affettivi, comportamentali, comunicativi, socio-relazionali e culturali.
Sin dalla nascita rappresenta un’esperienza relazionale e affettiva, in cui il cibo costituisce un veicolo della relazione tra il bambino e l’ambiente familiare. L’utilizzo che il bambino fa del cibo e dell’atto alimentare va quindi letto nel suo valore di messaggio. Nel corso dello sviluppo egli può ricorrere all’utilizzo del cibo e del comportamento alimentare per risolvere transitoriamente compiti evolutivi particolarmente critici per lui, in quel periodo e in quel contesto familiare: le fasi dello svezzamento, della scolarizzazione e dello sviluppo sessuale rappresentano tappe di transizione importanti del percorso di crescita individuale.
Comportamenti improntati sia al rifiuto-inibizione alimentare, sia all’iperalimentazione, possono presentarsi particolarmente in queste fasi. Saper cogliere, in queste forme di uso distorto del cibo, il messaggio che il bambino invia implicitamente in merito al proprio mondo interno, può permettere ai genitori di offrirgli risposte rassicuranti sul suo processo di crescita.
Il pasto familiare rappresenta una pratica fondamentale per la costruzione e la riproduzione delle relazioni emotive e dei rapporti di potere, in cui il cibo diventa un importante elemento attorno al quale ruotano i concetti di educazione, controllo, conformità e obbedienza. Il mangiare a tavola prevede il rispetto di regole comportamentali, comunicative ed emotive, potendo rappresentare luogo di condivisione, confronto e sfida.
Il rapporto cibo-emozioni nasce dalle primissime fasi della vita e mantiene forti valenze psicologiche per tutta l’esistenza. L’interiorizzazione di un rapporto distorto col cibo può indurre il bambino a controllare la relazione con l’altro attraverso di esso, utilizzandolo come arma di ricatto – non mangio-mangio troppo – in cui il cibo diviene strumento di comunicazione di un disagio.
Nelle disfunzioni del comportamento alimentare i sintomi veicolano un significato all’interno di quel contesto familiare; non considerare l’importanza degli aspetti psicologici legati al cibo può condurre a condizioni psicologico/affettive patologiche, come i disturbi del comportamento alimentare e le significative forme di obesità nell’infanzia e nell’adolescenza.

Mirna Moroni

Psicologa, Psicoterapeuta, Presidente dell'Associazione Scientifico-Culturale Professione Psicologo