Profumo di mandorle fresche

Rompevamo le mandorle fresche con i sassi e le mangiavamo. Ricordi lontani di quando, d’estate, si assaporavano profumate di latte e di erba fresca, mentre tostate sapevano di caramello e popcorn. Prepotente in bocca questo gusto di natura, noi bambini inconsapevoli che avesse tanta storia dietro di sé. La mandorla è spesso l’olio del Medioevo, alternativa all’olivo dove questo era carente o aveva difficoltà a crescere per ragioni pedologiche e climatiche. Così in Statuti comunali umbri, ad esempio quello di Gubbio del 1338 e del Comune di Spoleto del 1296, troviamo l’obbligo «per i casengoli di porre a dimora, assieme a piante di olivo, almeno quattro piante di mandorlo». Dalle mandorle infatti veniva estratto olio utilizzato a fini medicinali e cosmetici e uno degli ingredienti più utilizzati sia nella cucina di corte sia per gli afrodisiaci e i filtri d’amore.
Un successo legato, oltre che alle proprietà nutrienti e corroboranti – la mandorla contiene quasi il doppio delle proteine della carne – anche alla sua forma, che s’immaginava rappresentasse l’organo femminile pronto ad aprirsi nell’atto di generare la vita. Da qui l’usanza di regalare e mangiare confetti di mandorle in occasione di nozze e battesimi, come augurio di fertilità e prosperità. Già Ildegarda di Bingen, una delle medichesse medievali, scriveva: «Chi ha cervello vuoto, un brutto colorito in viso e per questo ha male alla testa, la mandorla riempie il cervello e conferisce un bel colorito».
Le specialità dolciarie a base di mandorle che attestano l’influenza della cultura araba in Sicilia sono la pasta reale, il torrone e il latte di mandorla, la cui ricetta sembra venne sperimentata nei monasteri medievali anche per creare quel biancomangiare che era obbligatorio nei giorni di astinenza e digiuno: fondo di cottura per brodi, addensante per salse, componente per dolci. La medicina umorale medioevale riponeva grandi aspettative nelle mandorle, prescrivendole nei casi di deperimento e per potenziare l’attività sessuale, tanto che ancora nel XVI secolo il medico-botanico Mattioli dichiarava: «Molti le usino nelle medicine che aumentano il coito»; per tutto il Settecento le mandorle ebbero fama di afrodisiaci, diventando ingrediente essenziale anche dei biscotti restaurativi.
E, curiosità, oggi scopriamo che secondo una ricerca promossa da Nucis Italia con International Nut and Dried Fruit Council ci sarebbe un rapporto tra il regolare consumo di questi alimenti e il miglioramento del desiderio sessuale. L’esperimento, svoltosi nell’arco di 14 settimane, ha coinvolto un totale di 83 soggetti maschili di età compresa tra i 18 e i 35 anni, che non presentavano patologie e, di questi, 43 hanno seguito una dieta in stile occidentale integrata dal consumo giornaliero di 60 g di frutta in guscio al naturale. Al termine dello studio, entrambi i gruppi hanno compilato il questionario International Index of Erectile Function (IIEF), auto-valutando l’influenza del consumo di frutta secca attraverso alcune domande. I risultati del questionario hanno osservato un significativo incremento del desiderio sessuale nel gruppo la cui dieta era stata supportata dal consumo di frutta in guscio, ponendo le basi per ulteriori approfondimenti.

Marilena Badolato

Antropologa, Scrittrice, Giornalista, Critico Enogastronomico, Blogger