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Sai qual è l’antenato del pisello?

Il prodotto tipico dei Monti Sibillini è tornato sulle tavole italiane

La roveja, detta anche pisello dei campi o robiglio, è una varietà di pisello della famiglia delle Fabaceae di colore verde scuro, ma può virare anche verso il marrone o il grigio.
Arrivata in Europa dal Medio Oriente, in passato era largamente diffusa in tutta la dorsale appenninica umbro-marchigiana.
Questo tipo di pisello, oltre a essere coltivato, cresceva – e cresce tuttora, grazie alla sua robustezza e adattabilità – in modo spontaneo, nei prati e lungo le scarpate dei Monti Sibillini, dove trova un terreno neutro o alcalino: sopporta infatti molto bene i terreni calcarei. Le testimonianze storiche la collocano per la precisione nei comuni di Norcia, Cascia e Preci, in provincia di Perugia, dove ancora oggi è la regina indiscussa: già lo Statuto di Montesanto di Sellano del 1545, imponeva la coltivazione di diverse civiae (leguminose), fra le quali la roveja, alla quale dovevano essere affidati due metri per ogni orto.
Il suo impiego antico era però relegato solo a foraggio; poi l’abbandono della coltura ne aveva causato la quasi totale estinzione, facendola sopravvivere solo in forma selvatica.
La sua rinascita è avvenuta nel 1998 quando un’agricoltrice di Civita di Cascia, Silvana Crespi, ha cominciato a riprodurre nella sua azienda dei semi ritrovati in cantina e ha rilanciato la coltura, creando un’associazione di produttori e facendo diventare il prodotto Presidio Slow Food. Nel 2015 è stata iscritta nel Registro regionale delle risorse genetiche autoctone dell’Umbria ed è certificata da 3A-PTA. Oggi la sua coltura sta vivendo una seconda giovinezza e la diffusione ha varcato anche i confini originari.
Anche in cucina ha iniziato ad avere un discreto successo. Il sapore deciso la rende ideale nella preparazione di primi e contorni. Il piatto più famoso è senza dubbio la farrecchiata o farecchiata, una specie di polenta dal gusto intenso e vagamente amarognolo ottenuta dalla farina proveniente dalla macinazione della granella, fatta con gli stessi mulini a pietra usati per il farro (da qui il nome farrecchiata), condita tradizionalmente con un aglio, olio e alici: può essere mangiata il giorno dopo, affettata e abbrustolita in padella.
È ottima impiegata anche in zuppe e minestre, ripassata in padella con cipolla e pecorino o sui crostoni farciti.
È un alimento che fornisce un elevato apporto proteico e di fibra alimentare; da sottolineare anche massiccio contenuto di composti fenolici presenti soprattutto nella buccia e di composti antiossidanti presenti nel germe.