Lo zenzero tra tavole e favole

Originario dell’India e di altre zone asiatiche meridionali, lo zenzero appartiene alle spezie orientali, da sempre talmente gradite e richieste in Occidente da rappresentare una voce fondamentale nel commercio, soprattutto in epoca medievale, ma viva ancora ai nostri giorni. Il loro ruolo nei secoli passati era molto ampio e spaziava dalla cucina alla produzione delle medicine, dalla concia delle pelli alla tintoria.
Del resto, prima ancora delle conferme date dalla scienza moderna, la sapienza popolare riteneva le spezie depositarie di grandi poteri curativi, quasi miracolosi. Non è un caso che la professione che noi chiamiamo farmacista, nei secoli passati fosse designata come speziale. Secondo gli usi delle società medievali, in moltissime città gli speziali, spesso insieme ai medici, facevano capo a corporazioni dette Arti. All’arte fiorentina degli speziali era iscritto addirittura Dante Alighieri.
Lo zenzero fra le spezie è una delle più versatili, prova ne sia che tuttora fa parte integrante degli ingredienti della cucina orientale, ma non è assente neanche in quella occidentale. In Italia il suo uso fino a tempi abbastanza recenti non era molto diffuso, ma grazie all’influsso del mondo anglo-americano se ne riscontra una sempre maggiore presenza. Comunque la sua menzione, nella forma gengiavo o gengiovo in una nota novella del Decameron, testimonia che almeno alla metà del secolo XIV, quando Giovanni Boccaccio compose il suo capolavoro, lo zenzero in Toscana era conosciuto, ma già prima è menzionato da Marco Polo nel suo Milione. Se poi si ricorda che sembra sia stato Alessandro Magno a introdurlo in Occidente, la diffusione della spezia in questione, la cui denominazione botanica è Zingiber officinale, risale al IV secolo a.C.
Di questa utilissima pianta la parte impiegata è il rizoma, il cui aspetto non è molto appariscente: pertanto non compare di regola nei dipinti. La parte aerea invece, alta circa 90 cm, non è priva di un suo valore estetico e i fiori giallo-arancio a forma di pannocchia sono gradevoli a vedersi. Non di meno, anche il rizoma, una svolta sbucciato, si presenta di un bel giallo brillante semilucido che può contribuire all’aspetto estetico dei piatti e, una volta candito, acquista pregio decorativo. Ecco che allora nella pittura di genere, e soprattutto nelle cosiddette nature morte che raffigurano preferibilmente cibi, bevande e tavole imbandite, può comparire anche lo zenzero, soprattutto in associazione con tè e tisane di cui è un apprezzato componente. La valenza dello zenzero sul piano estetico, sia pure in forma indiretta, emerge soprattutto nella pasticceria nordica, in particolare tedesca, ma anche scandinava, specializzate entrambe nel cosiddetto pan di zenzero lavorato in forma di pupazzi, alberi di Natale, piccoli animali e casette soprattutto nel periodo natalizio, ma oramai visibili nelle vetrine e consumati tutto l’anno. Forse è proprio alle casine di pan di zenzero che si ispira quella stregata scoperta dai due fratellini abbandonati nel bosco in una fiaba, che da sempre incanta i bambini veri e anche quelli troppo cresciuti.

Franco Ivan Nucciarelli

Direttore Scientifico Arte Italiana nel Mondo