Caffè, il piacere di una pausa

È proprio l’ora del caffè! È a questo componente speciale, in grado di tirarci su il morale, ma anche di aromatizzare le pietanze ed esaltare i sapori di piatti dolci e salati, che è dedicato il presente numero di «Orizzonte». Troverete come sempre numerosi approfondimenti e ricette esclusive che vi faranno vedere con occhi diversi questo seme. Non importa che già lo consideriate un ingrediente imprescindibile della vostra quotidianità, perché al termine della lettura scoprirete mille altre ragioni e sorprese che ve lo faranno apprezzare ancor di più.
Del resto, questi piccoli grani marroni hanno inciso profondamente nella nostra cultura e società, accompagnandoci fedelmente sia nei momenti intimi, sia in quelli conviviali. Letteratura, musica e arte hanno sancito la sua importanza, contribuendo in un circolo virtuoso alla diffusione di questo rito sociale – che infatti ha finito per prenderne il nome – in Europa.
Dopo che alla fine del Cinquecento Clemente VIII ebbe reso accettabile al mondo cristiano il caffè – che, fino a quel momento, era considerato la bevanda del diavolo per la sua larga diffusione nel mondo musulmano – nel secolo successivo ne vediamo la prima apparizione nella pittura grazie al pennello dello spagnolo Francisco de Zurbarán (Piatto di cedri, cesto di arance e tazza con rosa). Nel Settecento è senz’altro l’inglese William Hogart a consacrare il caffè che, secondo la moda del tempo, fa da corollario ad alcune delle sue argute rappresentazioni della società. Nel 1734 Johann Sebastian Bach scrive la Cantata del Caffè, un’opera umoristica in cui tutto ruota intorno all’abitudine del protagonista di bere caffè. Nella letteratura settecentesca famosa è anche la commedia goldoniana La bottega del caffè e altrettanto celebre è il periodico illuminista «Il Caffè», fondato da Pietro e Alessandro Verri.
Nell’Ottocento innumerevoli sono le attestazioni di amore per questa calda e nera bevanda tanto amata anche da Giuseppe Verdi, che la definiva «balsamo del cuore e dello spirito» e, nella pittura, compare un bricco o una tazzina di caffè nei quadri di Manet, Renoir e Cézanne.
È del 1912, invece, la pubblicazione ne «La Rivista ligure» della poesia L’ultimo caffè di Pirandello; egli stesso aveva in origine chiamato Caffè notturno la novella La morte addosso, da cui derivò poi il celeberrimo testo teatrale L’uomo dal fiore in bocca. Nel Novecento, mentre pittori quali Braque, Hopper e Gattuso non possono non inserirla in alcuni dei loro dipinti più noti, nel teatro e nel cinema napoletano la tazzina di caffè diventa spesso un pretesto per alterchi familiari – come in Natale in Casa Cupiello di Eduardo De Filippo o in Totò, Peppino e i fuorilegge – mentre nella cinematografia di oltreoceano i cowboy lo preparano direttamente sul fuoco (solo per citare alcune produzioni: Ombre rosse, Cowboy, I cavalieri del Nord Ovest). Altrettanto noto è anche il caffè all’arsenico inserito da Alfred Hitchcock in Notorius e l’ottimo caffè del Rick’s Bar del famosissimo Casablanca di M. Curtiz.
Nel campo musicale tantissimi sono i riferimenti al caffè, da A tazza ‘e caffè di Roberto Murolo a Spaghetti, pollo, insalatina e una tazzina di caffè di Spaghetti a Detroit di Fred Bongusto, da Coffee song di Frank Sinatra a One more cup of coffee di Bob Dylan.
E se il caffè arriva anche nel mondo dei bambini – con il Caffè della Peppina, canzone vincitrice dello Zecchino d’oro del 1971 – questo sta a significare che esso è divenuto uno dei riti irrinunciabili della nostra esistenza quotidiana. Sperando di non avervi annoiato troppo con questo excursus, alzo subito il sipario sui nostri articoli, immaginandovi immersi nella lettura del presente numero davanti a una tazzina di caffè nero bollente, che ci riporta con la memoria alla canzone di Fiorella Mannoia. Buona lettura!

Laura Zazzerini

Direttore Responsabile