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Borghi di sale e di pazienza

Dall’Emilia alla Castiglia, passando per l’Istria, la Foresta Nera e l’entroterra francese: viaggio nei paesi dove il prosciutto è diventato identità, economia e patrimonio gastronomico.

Dall’Emilia alla Castiglia, passando per l’Istria, la Foresta Nera e l’entroterra francese: viaggio nei paesi dove il prosciutto è diventato identità, economia e patrimonio gastronomico.

 

Ci sono alimenti che appartengono a un territorio e altri che finiscono per raccontarlo. Il prosciutto appartiene alla seconda categoria. Non è soltanto il risultato della lavorazione di una coscia di maiale: è il frutto di un paesaggio, di un clima, di venti favorevoli, di mani esperte e di una pazienza che si misura in mesi e anni. Per questo motivo alcuni piccoli centri europei hanno costruito la propria identità proprio intorno a questo salume, trasformandolo in cultura, economia e richiamo turistico.

 

Langhirano, sulle colline parmensi, è probabilmente il luogo simbolo del Prosciutto di Parma. Qui le correnti provenienti dal Mar Ligure attraversano l’Appennino e regalano una ventilazione naturale che favorisce una stagionatura lenta e costante. Poco distante, Parma custodisce secoli di cultura gastronomica che hanno reso il prosciutto uno dei simboli del Made in Italy.

 

Più a nord, San Daniele del Friuli sorge dove si incontrano i venti delle Alpi e quelli dell’Adriatico. Il particolare microclima permette al Prosciutto di San Daniele di sviluppare profumi delicati e una caratteristica dolcezza che lo hanno reso celebre nel mondo.

 

L’Italia offre altri piccoli gioielli. Norcia continua a rappresentare la patria della norcineria, tanto che il termine deriva proprio dagli artigiani di questo borgo umbro. A Carpegna, nelle Marche, nasce un prosciutto Dop dal gusto elegante, mentre Sauris, incastonato tra le montagne friulane, conserva la tradizione dell’affumicatura naturale. Anche Montagnana, nel Veneto, è da secoli legata alla produzione di grandi prosciutti. Fuori dai confini italiani il viaggio prosegue a Bayonne, nei Paesi Baschi francesi, dove il Jambon de Bayonne viene stagionato sfruttando i venti atlantici e il sale delle saline dell’Adour. In Spagna, Jabugo e Guijuelo sono invece i due grandi templi del jamón ibérico: il primo immerso nelle dehesas dell’Andalusia, il secondo sugli altopiani della Castiglia e León. Qui i maiali iberici allevati allo stato brado e alimentati con ghiande danno origine a uno dei salumi più prestigiosi del mondo.

 

L’Istria croata custodisce il Pršut istriano, privo di affumicatura e caratterizzato dall’influenza della bora, mentre la Dalmazia propone una versione leggermente affumicata che racconta il legame con il Mediterraneo. In Germania, infine, la Foresta Nera ha reso celebre lo Schwarzwälder Schinken, riconoscibile per la delicata affumicatura con legni di conifera. Ogni borgo custodisce un metodo diverso, ma il principio resta identico: lasciare che il tempo completi ciò che l’uomo ha iniziato.

 

In un’epoca dominata dalla velocità, questi paesi ricordano che la qualità nasce spesso dall’attesa. Ed è forse proprio questo il segreto che rende il prosciutto uno degli alimenti più universali e, allo stesso tempo, più profondamente legati alla propria terra.